Cessate il fuoco ad Aleppo, nella Siria nordoccidentale, dopo giorni di attacchi nei quartieri curdi di Sheikh Maqsoud e Ashrafiyeh da parte delle forze del regime di Damasco con il sostegno della Turchia. Dall’inizio di gennaio si è assistito a una forte escalation militare delle milizie dell’autoproclamato presidente siriano Ahmad al-Shara, l’ex guerrigliero islamista che ha trovato un modus vivendi con Trump. Il comandante in capo delle Forze democratiche siriane (SDF), Mazloum Abdi, ha annunciato il raggiungimento con la mediazione internazionale di un’intesa che porterà a un cessate il fuoco e all’evacuazione dei morti, dei feriti, dei civili intrappolati e dei combattenti verso i territori a maggioranza curda dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord-Est, conosciuta come Rojava.
Democratica
La regione autonoma curda è l’unica esperienza democratica nel mondo musulmano e ha come pilastro il ruolo e la partecipazione delle donne. SDF, il piccolo ma militarmente efficiente esercito curdo, ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta contro il cosiddetto Stato islamico (IS) in collegamento con gli Stati Uniti. I curdi costituiscono in Siria il secondo gruppo etnico, presente soprattutto nel nord del paese e con importanti comunità a Damasco e ad Aleppo. La minoranza curda è da sempre repressa dallo Stato siriano, prima a guida della famiglia Assad e ora del cosiddetto ‘governo di transizione’, in carica dal dicembre 2024 dopo la cacciata di Bashar al-Assad rifugiatosi a Mosca. Formalmente il governo islamista si è impegnato a proteggere le minoranze, ma le violenze anche contro gli alawiti sulla costa mediterranea e i drusi nel sud si sono ripetute.
Mosaico
Gli accordi raggiunti nella primavera scorsa con la mediazione internazionale per una cessate il fuoco prevedevano una progressiva integrazione delle SDF nelle forze armate siriane e una sorta di autogoverno dei quartieri a maggioranza curda di Aleppo, con il controllo dalle forze di polizia curda Asayish. Aleppo, una delle più antiche città abitate ininterrottamente al mondo, è un mosaico umano in cui diverse etnie e religioni convivono da secoli. L’offensiva scatenata nei primi giorni di gennaio dalla Syrian National Army (SNA) aveva l’obiettivo di prendere il controllo su tutta la città. Un azione, secondo i curdi, coordinata con la Turchia, nell’ambito delle politiche di Ankara “volte a destabilizzare la regione e minare la volontà dei popoli liberi, nonché a cercare vendetta contro aree che hanno svolto un ruolo di primo piano nella resistenza al terrorismo e nella difesa dei valori umani”. I duri bombardamenti, denunciano i curdi, “hanno preso di mira gli ospedali Othman e Martyr Khaled Fajr e hanno colpito le abitazioni dei civili, configurando un vero e proprio crimine di guerra”.
Mediazione
Stati Uniti e Francia si sono impegnati nella mediazione, per ottenere la protezione per i curdi rimasti nella città, anche dopo il ritiro delle forze SDF. Secondo il ministero degli Esteri francese, il presidente Emmanuel Macron ha esortato al-Shara “a dar prova di moderazione e ha ribadito l’impegno della Francia per una Siria unita, in cui tutti i segmenti della società siano rappresentati e protetti”. L’ambasciatore USA in Turchia e inviato in Siria, Tom Barrack, dopo un incontro con il presidente siriano, chiede moderazione e ritorno al dialogo. Barrack ha rimarcato che il team del segretario di Stato americano, Marco Rubio, è pronto a facilitare l’interazione tra le parti per far avanzare il processo di integrazione previsto dall’accordo tra le SDF e il governo di Damasco .
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