Dall’Arabia Saudita agli Emirati, il settore energetico è in effervescenza nell’area del Golfo. In particolare, ADNOC – il colosso petrolifero statale degli EAU, che possiede la settima più importante riserva di greggio al mondo – ha deciso di vendere una quota pari al 49% delle sue attività nel campo delle infrastrutture del settore gas. Secondo indiscrezioni dell’agenzia economica Bloomberg, le trattative con il consorzio internazionale condotto dalla americana Global Infrastructure Partners e dalla canadese Brookfield Asset Management Inc sarebbero in dirittura d’arrivo, per un accordo del valore complessivo stimato di circa 15 miliardi di dollari.

Cassa Depositi e Prestiti Della partita fa parte anche Snam, il maggiore operatore infrastrutturale italiano in campo energetico, il cui maggiore azionista è CDP Reti, controllata dal ministero dell’Economia. Nella cordata sono presenti anche il Fondo pensionistico degli insegnanti dell’Ontario, il fondo sovrano di Singapore GIC e la sud coreana NH Investment & Securities Co. Gli Emirati hanno aperto ADNOC alle partecipazioni di partner stranieri, come parte di un programma di diversificazione economica e alla ricerca di nuove fonti di finanziamento. ADNOC ha già ottenuto investimenti per 4 miliardi di dollari nella sua rete di oleodotti, da parte dell’operatore internazionale di private equity statunitense KKR & Co e di BlackRock, la più grande società di investimento al mondo con sede a New York.

Raffinazione Lo scorso anno anche ENI, la multinazionale energetica italiana a controllo statale, è diventata azionista per con il 20% del settore raffinazione di ADNOC, dopo aver acquisito in precedenza concessioni di esplorazione e produzione offshore. In Arabia Saudita, la compagnia petrolifera statale Aramco, il più grande produttore mondiale di petrolio, sta valutando la vendita di partecipazioni all’attività dei suoi oleodotti, al fine di raccogliere fondi per far fronte al crollo dei prezzi del greggio seguito alla crisi Coronavirus. Gli esperti ritengono tuttavia investimenti a Riyad come potenzialmente più rischiosi, dopo gli attacchi agli impianti petroliferi connessi con la guerra nello Yemen e alla rivalità con l’Iran nell’area del Golfo Persico.

(foto da profilo Facebook ADNOC)