L’appello a manifestare pacificamente dopo la morte di George Floyd lanciato da Curtis Hayes, un 31enne di Charlotte in North Carolina, è diventato virale grazie ai social. Il giovane con berretto e maglietta bianca che discute con i ‘casseur’ riporta, per energia ed entusiasmo, ai grandi profeti del pacifismo e dell’antirazzismo a partire dal reverendo Martin Luther King e dal sindacalista Cesar Chavez, difensore dei braccianti di origine latina.

Ingiustizia Hayes parla chiaro e richiama due giovani, affinché trovino “un modo migliore” per combattere: “Voglio che indirizzi la tua rabbia e usi la tua voce – dice Hayes a un giovane – per il meglio e per il bene. Vediamo il fumo, vediamo i gas lacrimogeni e pensiamo: ‘Questo è caos’. Ma nessuno si ferma mai a pensare: come siamo arrivati ​​al caos? Non voglio che cammini sulle stesse orme o che provi la stessa ferita, la stessa ingiustizia che ho provato io o i miei antenati prima di me. Voglio che tu sia in grado di essere un uomo in America, che cresce i suoi figli, raggiunge il suo scopo e dedica la sua vita a essere migliore”. Hayes chiede un cambio di atteggiamento anche ai bianchi: “La mia gente ha combattuto per centinaia di anni per l’uguaglianza. Abbiamo guidato la prima linea e continueremo a farlo, ma abbiamo bisogno ora cje le comunità bianche si facciano avanti insieme noi”.

Pentagono La morte di Floyd, l’afroamericano deceduto dopo che una poliziotto gli aveva premuto a lungo il ginocchio sul collo, ha scatenato manifestazioni in tutti gli Stati Uniti, molte sono state pacifiche, mentre altre hanno provocato atti di vandalismo e risposte dure da parte delle forze dell’ordine. Il presidente Trump ha invocato il pugno di ferro e minacciato l’intervento dell’esercito, ma non ha trovato il sostegno neppure nel capo del Pentagono, Mark Esper, tanto da dover alla fine annacquare la proposta con un : “Dipende. Forse non servirà”. Intanto gli inquirenti hanno deciso l’arresto per tutti e quattro gli agenti accusati dell’omicidio di George Floyd.

Differenza Un appello al cambiamento, a partire dalla partecipazione al voto, è venuto dall’ex presidente, Barack Obama: “Tutti insieme dobbiamo lottare per garantire che avremo un presidente, un Congresso, una magistratura che riconoscano il ruolo distruttivo del razzismo nella nostra società e agiscano per cambiarlo. Dobbiamo essere grati a quelli che sono là fuori in modo pacifico e disciplinato, perché vogliono fare la differenza”.