Covid famiglia
(foto sito pixabay.com)

Covid in ritirata? Qualcuno vorrebbe farlo credere, soprattutto tra gli amministratori regionali con la coscienza non completamente senza macchia, ma i nuovi dati fornito sarebbero falsati da un vero e proprio crollo dei tamponi e ciò soprattutto nelle Regioni dove la pandemia ha colpito con maggior forza. La denuncia è della Fondazione GIMBE, nata nel 1996 con l’obiettivo di diffondere in Italia la medicina basata su prove di efficacia attraverso iniziative di ricerca, di formazione e di informazione pubblica.

Indietro tutta “Tamponi, indietro tutta” è il titolo della nota che accompagna la diffusione del “monitoraggio indipendente” effettuato da GIMBE tra il 23 aprile e il 10 giugno. Da un lato si conferma l’ulteriore e costante alleggerimento di ospedali e terapie intensive, ma dall’altro si lato denuncia come “la strategia di testing per la ‘fase 2’ continui a non essere adeguata. Sul fronte dei tamponi diagnostici, che condizionano” l’accertamento del “numero di nuovi casi” si è registrato un “vertiginoso crollo”, con un ulteriore arretramento nell’ultima settimana in 9 Regioni. “Il trend dei tamponi diagnostici – afferma Nino Cartabellotta, presidente di GIMBE – è crollato del 20,7% in prossimità delle riaperture del 4 maggio, per poi risalire e precipitare nuovamente del 18,1% in vista delle riaperture del 3 giugno”.

Diagnostici E “proprio le Regioni con una circolazione del virus ancora sostenuta hanno ulteriormente ridotto nell’ultima settimana i tamponi diagnostici, invece di potenziarli”. Il numero dei nuovi casi individuati “rimane un indicatore dipendente dal numero di tamponi diagnostici eseguiti”, ma osserva Cartabellotta “nel periodo 23 aprile-10 giugno, il trend dei tamponi totali risulta in picchiata libera”. Nell’ultima settimana si segnalano comportamenti non omogenei sul territorio nazionale, mentre 12 Regioni e Province Autonome fanno registrare un incremento assoluto dei tamponi diagnostici, nelle rimanenti 9 si è registrata una ulteriore riduzione.

Strategia 3T Secondo Cartabellotta: “L’attività di testing finalizzata all’identificazione dei nuovi casi, alla tracciatura dei possibili contatti e al loro isolamento continua a non essere una priorità per molte Regioni. Purtroppo, nella gestione di questa fase dell’epidemia, in particolare dove la diffusione del virus non sembra dare tregua, la strategia delle 3T (Testare, Tracciare, Trattare) non è adeguata”.