Classica parata militare a Mosca per il 75esimo anniversario della vittoria nella Seconda Guerra mondiale. L’evento, rinviato di oltre un mese dalla data originale del 9 maggio, si è svolto secondo le regole dell’emergenza Covid. Una celebrazione patriottica alla vigilia dell’inizio della settimana di votazioni per il referendum costituzionale, che consentirebbe a Vladimir Putin due ulteriori mandati presidenziali di sei anni. In base alle regole in vigore il presidente della Federazione Russa non potrebbe ricandidarsi alla scadenza dell’attuale incarico nel 2024. Con la modifica costituzionale e due eventuali elezioni, l’orizzonte si allungherebbe addirittura al 2036. Un periodo alla guida della Russia che supererebbe quello del leader comunista dell’Urss, Josef Stalin.

Coronavirus

La pandemia da Coronavirus, il calo del prezzo del petrolio, l’aumento della disoccupazione indicavano la possibilità di un calo di consensi per Putin, ma gli ultimi sondaggi indicano che una percentuale importante tra il 67% e il 71% degli elettori russi approverà il cambiamento. Nelle ultime settimane sono state allentate li misure del lockdown, ma gli oltre 13 mila militari impegnati nella parata sono stati tenuti in quarantena. Con circa 8 mila vittime e oltre 600 mila casi si contagio, la Russia si colloca al terzo posto nella mesta classifica della diffusione del Covid-19, dopo Stati Uniti e Brasile. Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, aveva esortato i concittadini a guardare la sfilata in televisione, poiché la capitale rimane l’epicentro dell’epidemia in Russia. Tutti gli invitati ad assistere alla parata sono stati sottoposti a test per il virus, compresi i veterani di guerra.

Lungo corso

La Seconda Guerra mondiale causò all’Urss più di 20 milioni di morti. Putin si identifica fortemente a livello personale con i sacrifici fatti dal Paese durante la guerra: suo padre venne gravemente ferito in battaglia e il fratello Viktor morì nell’assedio di San Pietroburgo, all’epoca Leningrado. Assieme ai militari russi hanno sfilato anche rappresentanze dalle ex Repubbliche sovietiche e da Cina, India, Mongolia e Serbia. Tra i leader stranieri presenti il presidente serbo, Aleksandar Vucic, appena reduce da una vittoria elettorale a valanga, e il capo della Bielorussia, Alexander Lukashenko, anche lui un presidente di lungo corso, ininterrottamente al potere dal 1994 e alla caccia del sesto mandato alle elezioni del prossimo agosto.

(foto da sito gbr.rs.gov.ru)

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