È strisciante nell’Italia del post-Covid ed è forse è un virus pure più pericoloso: il populismo. Sta facendo ogni sforzo per mandare a carte e quarantotto il governo Conte bis e per trascinare il Paese fuori dall’Europa. A spingere nella direzione del cupio dissolvi ci sono i leg-meloniani e la parte oscura – per dirla con Dart Fener – del pentastellatismo, quella che poco più di due anni fa ha conquistato centinaia di seggi cavalcando l’onda del nichilismo e della sfiducia nella casta.

Immobilismo

Con il suo tergiversare, con la l’incapacità di decidere, con la scelta dell’immobilismo anche il presidente del Consiglio fa la sua parte. A chiedere scelte e concretezza per far ripartire l’Italia e non perdere il treno dell’Europa, ci provano con tenacia il Pd e in questa fase anche Italia viva, che sembra aver rinunciato agli eccessi di tatticismo. La situazione è davanti agli occhi di tutti: bisogna ripartire, non continuare a fare altro debito. Occorre anche mettere subito qualche pezza, in attesa del futuro Recovery Plan e quindi fare conto sul SURE per la tutela del reddito, ma anche sul MES per affrontare la spesa sanitaria.

Innocue

Si deve invece assistere al paradosso per cui il ‘conducator’ leghista, in una lettera al Corriere della sera, ammette che per il MES “le condizioni proposte sembrano innocue”, ma poi giustifica il veto – che fanno fatica a comprendere pure i governatori della sua parte – con un incredibile arzigogolo: “Chi ci assicura che tra dieci anni, quando la crisi Covid sarà un ricordo lontanissimo, ci saranno le stesse volontà e gli stessi equilibri politici? L’Italia resterebbe in balia degli umori europei”… Che dire? Meglio essere squassati, qui ed ora, dai mercati. Tanto tra dieci anni, magari nessuno si ricorderà del cosiddetto ‘capitano’ che ha portato la nave sugli scogli.

Silos pieni

MES al rogo anche per i grillini. Uno dei big del Movimento, Luigi Di Maio, con l’intervistatore della Stampa gioca tuttavia a fare il vago: “Sul Mes ripeto che non ho motivo di esprimermi”. Quindi, lascia il peso della croce al premier cireneo e ammicca: “Il presidente Conte continua a dire che sarà sufficiente il Recovery Fund e noi abbiamo fiducia nelle sue parole”. Infine, butta lì una chimera, una scia: “Recovery Fund a parte, abbiamo molti soldi che vanno sbloccati immediatamente”. Non lo sapevamo e, invece, siamo dei Paperon de Paperoni: “È come se ci fossero dei silos pieni ma inutilizzati. Bene, usiamoli”. Per gli uomini della “involuzione” – sì, qui la ‘r’ iniziale non ci azzecca proprio – populista, occorre parafrasare Totò: ma fatemi il piacere…

(Screenshot dal film Gli onorevoli da wikipedia)