La Corte costituzionale ha ritenuto legittima la “decisione del Legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte Morandi”. Nel tragico crollo del viadotto sul Polcevera a Genova, il 14 agosto 2018 morirono 43 morti persone. La decisione di “non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso”, sentenzia la Consulta, fu “determinata dalla eccezionale gravità della situazione”. La Corte ha poi dichiarato inammissibili le questioni “sull’analoga esclusione delle imprese collegate alla concessionaria Autostrade Spa (Aspi) e quelle concernenti l’obbligo della concessionaria di far fronte alle spese di ricostruzione del Ponte e di esproprio delle aree interessate”.

Giustizia

Il premier Giuseppe Conte, in visita ufficiale in Spagna, ha commentato: “Ci conforta che la Corte abbia confermato la piena legittimità costituzionale della soluzione normativa che venne a suo tempo elaborata dal governo”. Esulta il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che rivendica al Movimento 5stelle la determinazione nei confronti di Autostrade. “La Consulta ci ha dato ragione – afferma Di Maio – non era illegittimo estromettere i Benetton dalla ricostruzione del Ponte di Genova, il nostro decreto andava bene. Un grazie, doveroso, a Danilo Toninelli che ha sempre dato il massimo per la ricostruzione del Ponte. Adesso pensiamo a fare giustizia per le famiglie delle 43 vittime”. Nella giornata della sentenza era esplosa la polemica sulla gestione del nuovo ponte realizzato su progetto di Renzo Piano, che verrà inaugurato al traffico il prossimo agosto. Formalmente, secondo il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, la nuova opera non può essere sottratta almeno in via provvisoria all’attuale concessionario, ovvero Autostrade.

Mano pubblica

Il tutto in attesa della definitiva decisione del governo sulla revoca della concessione. Il capo delle delegazione grillina al governo, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha chiesto una decisione in settimana. Una richiesta quella di decidere sulla questione da tempo sollecitata dal Partito democratico e su cui si è impegnato anche il presidente Conte. L’ipotesi prevalente sembra essere quella di un intervento importante della mano pubblica all’interno della compagine azionaria di Aspi, riducendo significativamente l’attuale quota dell’88,06% nelle mani della holding Atlantia della famiglia Benetton, grazie all’intervento di Cdp e del fondo F2i. Oltre a investimenti per molti miliardi al destino della società è legato quello dei 7 mila dipendenti.