La nuova Guerra Fredda Usa-Cina passa per il Mar Cinese Meridionale

Ciclone geo-strategico in arrivo sul Mar Cinese Meridionale. A andare alla carica, nel quadro della nuova Guerra Fredda tra Washington e Pechino, è il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Un rilancio, dopo le tensioni sul Covid e sul commercio e le accuse alla Cina di violazione dei diritti umani nello Xinjiang e a Hong Kong. Le indagini cinesi sulle risorse offshore nell’area sono, secondo Pompeo, “completamente illegali” ed è in atto una “campagna di bullismo” da parte del Paese del Dragone. Nel mirino, accanto alle prospezioni a fini economici, la costruzione di basi militari su alcune isole rivendicata anche da Brunei, Malesia, Filippine, Taiwan e Vietnam.

Risorse

Contese e rivendicazioni si intrecciano e si trascinano da decenni e la tensione è costantemente aumentata negli ultimi anni. L’isola più grande che affiora dal Mar Cinese Meridionale è quella cinese di Hainan, ci sono poi gli ambiti arcipelaghi delle Spratly e delle Paracelso, le mini isole Pratas e scogli magari ampliati artificialmente. Le isole sono in gran parte disabitate, ma l’interesse è per le risorse naturali dei loro fondali, a partire da petrolio e gas. Senza dimenticare il passaggio delle rotte marittime tra le più trafficate del globo e la questione della pesca. La Cina, che produce il 16% del pescato mondiale, vuole mantenere accesso a uno dei luoghi più pescosi del pianeta. Pompeo però fa la faccia cattiva: “Il mondo non permetterà a Pechino di trattare il Mar Cinese Meridionale come il suo impero marittimo”. La scorsa settimana Cina e Stati Uniti hanno tenuto contemporaneamente esercitazioni navali nell’area, una situazione del tutto nuova che evidenzia le tensioni crescenti.

Pace e stabilità

Un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington ha parlato di dichiarazioni “completamente ingiustificate”. La posizione della Cina è “coerente e chiara” e punta “a pace e stabilità” nell’area. “Pur salvaguardando la sua sovranità territoriale e i suoi diritti e interessi marittimi – ha sottolineato il diplomatico – la Cina si è impegnata a risolvere le controversie attraverso la negoziazione e la consultazione”. Gli Usa, invece, puntano a forzature, a “seminare discordia con gli altri paesi”. Pechino vuole gestire le differenze di punti di vista “attraverso le regole e il diritto internazionale”, a partire dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), che Washington deve ancora ratificare. Una linea trattativista destinata a portare vantaggi concreti a tutte le parti interessate, attraverso la via della cooperazione.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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