(foto di Debbi Morello USAID da Pixnio)

La scuola a misura di emergenza Covid rischia per settembre una falsa partenza. L’allarme è di tutti i sindacati – Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda – che puntano il dito contro la faciloneria della ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. “Oggi le condizioni per cui le scuole riaprano in presenza non ci sono”, spara a zero il segretario della Flc Cgil, Francesco Sinopoli. “Inutile continuare a raccontare che le cose vanno bene, bisognerebbe essere onesti. A causa del ritardo con cui il confronto è iniziato e la scarsità delle risorse la situazione delle scuole è drammatica. I dirigenti scolastici sono a caccia di spazi e serve un organico straordinario che al momento non c’è”.

Metro

Sinopoli incalza: “Noi sindacati vogliamo che si ritorni a scuola, non vogliamo soluzioni diverse. Abbiamo bisogno di un decreto legge. Il governo deve dire con chiarezza che bisogna riaprire la scuola in presenza”. Insomma, non basta il metro alla mano con cui si stanno destreggiando i responsabili scolastici a caccia di spazi. Il rischio, come riconosciuto anche da Azzolina, è che non ci sia per il 15% degli alunni italiani. Qualcosa come 1,2 milioni di bambini e ragazzi. Azzolina si è impegnata a chiedere 80 mila nuovi, ma problematicità dei concorsi e burocrazia non fanno ben sperare. I sindacati prevedono così un record di supplenze, fino a 250 mila per far fronte all’emergenza.

Identica

“Abbiamo chiuso la scuola a giugno e la ritroviamo identica a settembre”, afferma il segretario Uil Scuola, Pino Turi: “Mentre la casa brucia, la ministra si preoccupa di chiamare l’arredatore. Servono più spazi, una riduzione di alunni per classe e più docenti”. Elvira Serafini, segretaria dello Snals, mette l’accento sul difficile confronto con Azzolina: “Abbiamo dato la massima collaborazione, conosciamo i problemi e abbiamo ipotizzato le soluzioni. Bastava il confronto e avremmo trovato mille soluzioni”.