Salvini

Nell’inchiesta sui fondi della Lega spunta il trojan. Il sofisticato sistema di intercettazione già impiegato nel caso Palamara, inserito dagli investigatori in un telefonino. L’inchiesta che ha messo nel mirino il Carroccio riguarda le vicende della Lombardia Film Commission. Agli arresti domiciliari sono finiti in quattro, tra cui i commercialisti Michele Scillieri, Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni collegati al partito di Matteo Salvini. In particolare, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni sono rispettivamente il revisore legale del gruppo al Senato e il direttore amministrativo di quello alla Camera.

49 milioni

Grazie al trojan il cellulare di uno degli indagati è diventato una microspia sempre attiva, che ha registrato non solo telefonate, ma anche incontri e colloqui con intercettazioni ambientali. Secondo l’accusa, la società della Regione per la promozione cinematografica avrebbe acquistato un capannone nell’hinterland milanese a prezzo gonfiato. L’inchiesta avrebbe addentellati con le indagini già in atto da tempo da parte delle procure di Genova e Bergamo sui 49 milioni di euro di fondi pubblici destinati al Carroccio. Decisa la difesa di Salvini: “Siamo tranquillissimi. Da anni cercano soldi in Svizzera, Lussemburgo, Liechtenstein e non trovano mai nulla e non troveranno mai niente, perché non c’è niente. Ho piena fiducia nella magistratura, non sono tutti Palamara. Conosco due di quelle persone e mi fido, sono persone corrette”. L’ex ministro dell’Interno incalza: “Io stesso vado a processo e sarà un processo politico. La Lega i soldi che prende, li prende per le donazioni degli italiani. Non andiamo a chiedere soldi ai russi o ai film…”.

Big

Ad agitare le acque del Carroccio, è venuta poi la scelta politica dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e uomo di fiducia del “capitano”, Giancarlo Giorgetti, di votare No al referendum sul taglio dei parlamentari. “Voterò No convintamente – ha dichiarato -, tagliare del 40% i parlamentari darebbe un potere senza limite alle segreterie di partito, limitando la volontà popolare”. E, d’altro canto, il Sì “sarebbe un favore al governo in difficoltà, incapace di gestire il contraccolpo economico” dell’epidemia da Covid-19. A smarcarsi dal voto favorevole al taglio annunciato dall’ex ministro dell’Interno, ci sono anche altri big del Carroccio, dal consigliere economico di Salvini, Claudio Borghi, all’ex ministro delle Politiche agricole del governo gialloverde, Gian Marco Centinaio.