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venerdì, 12 Agosto 2022

Il nuovo rinvio dell’ultimo James Bond rischia di far collassare Hollywood

di Oriana Mariotti

Nuovo rinvio per James Bond: “Non c’è tempo per morire” rimandato ora al 2021. Hollywood trema per l’ennesimo posticipo a causa del Covid-19, che causerà altre perdite economiche a un settore già messo pesantemente a rischio dalla pandemia. Arriva da Londra la notizia definitiva del secondo rimando nel lancio di una delle pellicole più attese dell’anno in corso. A questo punto il film sarà distribuito nelle sale con almeno un anno di ritardo. Ad annunciarlo in un comunicato MGM, Universal e i produttori Michael J. Wilson e Barbara Broccoli. Il 25esimo film della serie James Bond arriverà nelle sale non prima del 2 aprile 2021. La decisione riguarda l’opportunità di poter far approdare la pellicola nei cinema di tutto il mondo a pandemia finita e così riuscire a riempire le sale e incassare gli introiti previsti. “Ci rendiamo conto che la nostra decisione non farà felici i fan della serie, ma noi stessi non vediamo l’ora di poterlo distribuire nelle sale al momento giusto”, hanno spiegato dalla produzione.

Crisi

Questa è l’ultima delle dilazioni, dovute dal Coronavirus, che sta portando il mercato del cinema americano al collasso. Il rinvio di James Bond arriva dopo quello di altre 12 pellicole di rilevanza internazionale che hanno saltato l’appuntamento con la distribuzione in sala o hanno subito gli stessi pesanti ritardi. Un esempio, l’uscita solo in digitale di Mulan della Disney, in programmazione anche su Sky Cinema. “Non c’è tempo per morire” doveva inizialmente essere distribuito nelle sale statunitensi il 10 aprile scorso; a marzo la prima decisione di un rinvio per la fine di novembre.

Sale

Ma il protrarsi della situazione di emergenza negli Stati Uniti come in Europa, ha costretto produzione e distribuzione a rimandare ancora l’uscita nelle sale. Considerando che la pellicola di Bond dovrebbe fruttare almeno 5 miliardi di dollari dal mercato estero, meglio aspettare momenti migliori. La preoccupazione per una nuova globale chiusura delle sale cinematografiche a causa di una seconda ondata di Sars Cov-19, con le elezioni americane alle porte e il Presidente Usa costretto dalla positività al ricovero in ospedale, l’industria più famosa del mondo trema. A rischio chiusura tutte le medie e piccole produzioni che non avranno la forza di autofinanziarsi nei prossimi mesi.

Effetto domino

Le associazioni di categoria e i grandi gruppi industriali del mercato cinematografico si sono riuniti per chiedere al Congresso americano un intervento concreto. “Se permarrà lo status quo, il 69% delle piccole e medie produzioni dichiareranno bancarotta, con la perdita del 66% dei posti di lavoro”, hanno dichiarato in una lettera aperta alcuni tra i maggiori protagonisti del mercato Hollywoodiano; tra loro James Cameron, Guy Ritchie e il maestro Martin Scorsese. L’AMC, la più grande catena di distribuzione cinematografica al mondo, ha espresso il timore di non poter rimanere competitiva sul mercato dopo aver registrato perdite per almeno 7 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre 2020. Insomma si prospetta una catastrofe mai vista prima nel mondo della cinematografia. Il crollo di Hollywood porterebbe a un effetto domino nel resto del mondo e a nulla saranno valsi gli sforzi della 77esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, la prima rassegna del cinema internazionale dell’era Covid che aveva fatto ben sperare.

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