Vino Monferrato

Il ‘vigneto-Piemonte’ perderà il 30% circa del suo fatturato annuale, passando da 2 milioni di euro a circa 1 milione e 300/400 milioni per effetto dell’emergenza-Coronavirus. In un anno minacciato dall’emergenza sanitaria globale, tengono comunque i numeri sull’imbottigliato complessivo delle denominazioni del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, registrando alla fine di agosto un + 1,22% rispetto al 2019. Il Consorzio tutela 13 denominazioni: 4Docg – Barbera d’Asti, Nizza, Ruchè di Castagnole Monferrato e Terre Alfieri – e 9 Doc – Albugnano, Cortese dell’Alto Monferrato, Dolcetto d’Asti, Freisa d’Asti, Grignolino d’Asti, Loazzolo, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, Monferrato e Piemonte.

Barbera d’Asti

Un dato che fotografa un comparto “solido e ben piazzato sul mercato”, che ha retto all’urto di questi mesi e che mantiene uno sguardo puntato al futuro. Un futuro che si declina anche, per esempio, nell’apertura al pubblico femminile, che dimostra un interesse sempre maggiore verso la Barbera d’Asti. La regina dei vini piemontesi sta conquistando il favore delle donne grazie all’insieme di profumi e armonie che sa esprimere. Ma c’è anche una nuova stella nel firmamento del Consorzio: il Marengo, la versione spumante del Piemonte Cortese.

Enoturistico

“Il Consorzio – spiega il presidente Filippo Mobrici – rappresenta un territorio variegato come il Monferrato e sta diventando un traino decisivo di questo comprensorio unico riconosciuto dall’Unesco. Siamo stati tra i primi a investire sui vitigni autoctoni, in un territorio di bellezza e opportunità. Giovani imprenditori e grandi aziende hanno impiegato risorse sempre più importanti, che dal vino portano a importanti ricadute economiche nei settori immobiliare, enoturistico e della ristorazione”.

(foto da sito viniastimonferrato.it)