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Sono 37.809 i nuovi casi di coronavirus registrati in Italia nelle ultime 24 ore (più di 3.000 rispetto a ieri quando erano stati 34.505). E’ il numero più alto di sempre. Le vittime sono 446 (ieri 445): il totale dei morti dall’inizio della pandemia supera cos’ quota quarantamila (40.638). Record anche per i tamponi, 234.245 (quasi 15mila più di ieri, quando erano stati 219.884), ma il rapporto positivi/tamponi sale comunque al 16,14% contro il 15,69% di 24 ore fa. Sono questi i dati forniti nell’ultimo bollettino del ministero della Salute. 

Il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia sale a 862.681. Altro dato preoccupante l’aumento dei ricoveri in terapia intensiva: +124 (ieri +99), che sono ora 2.515 in tutto, mentre i ricoveri ordinari sono 749 in più (ieri 1.140), per un totale di 24.005. Le persone in isolamento domiciliare sono 472.598. La regione con più casi resta la Lombardia, ancora in aumento, che sfiora i 10mila contagi giornalieri (+9.934), seguita da Piemonte (+4.878), Campania (+4.508), Veneto (+3.297), Lazio (+2.699) e Toscana (+2.592).

Sul piano politico da registrare la replica del premier Conte al governatore della Lombardia, Fontana, il quale riferendosi al Dpcm in vigore da oggi che colora di rosso la regione Lombardia aveva parlato ieri di “schiaffo” dato dal governo al territorio lombardo. “Non ho dato uno schiaffo a nessuno” ha detto il premier spiegando che la sua decisione era stata presa “per ridurre la velocità di un treno che sta correndo e che abbiamo già provato a fermare”.

Sulla polemica scatenata da alcuni governatori ha risposto anche il ministro Speranza intervenendo alla Camera. “Il virus circola in tutto il paese ed essere in zona gialla non significa essere in un porto sicuro. Se continua ad alzarsi il numero di contagiati – ha detto – inevitabilmente aumenteranno le terapie intensive e i decessi.

Se non fermiamo la curva dei contagi, il nostro Servizio sanitario nazionale non riuscirà a sopportare l’onda d’urto”. Speranza ha comunque invitato tutti ad abbassare i toni precisando che sui criteri utilizzati per la suddivisione in tre fasce di criticità del territorio nazionale (aree rosse, arancione e gialle) le Regioni sono state sempre d’accordo.