Vincenzo De Luca Campania

Campania e Toscana si colorano di rosso, e Vincenzo De Luca si scatena con le sue intemerate attaccando tutti: governo e ministri, prendendosela in particolare con Di Maio che gli ha subito risposto per le rime. Si colorano di arancione invece l’Emilia-Romagna, il Friuli e le Marche. Secondo l’ultimo giro del caleidoscopio sono solo cinque le regioni che restano gialle, cioè a rischio Covid moderato, ma non è detto che non passino anch’esse nell’area arancione se la curva dei contagi non scende. Sono le ultime decisioni sull’Italia a colori – la nuova collocazione di Toscana e Campania entrerà in vigore da domenica 15 – nel tentativo di bloccare l’avanzata della pandemia che registra oggi due nuovi record: 40.902 i nuovi casi nelle ultime 24 ore e i tamponi che sono arrivati a quota 255.000, 30.000 più di ieri. La percentuale di positivi rispetto ai tamponi processati è rimasta al 16%. Oltre 30.000 i ricoverati con sintomi con gli ospedali sempre in affanno.

L’indice di trasmissibilità, buon segno, scende da 1,7 a 1,4, una decelerazione ma è presto per parlare di appiattimento consolidato della curva. In calo rispetto a ieri le vittime: 550. In questa cornice che continua ad essere preoccupante, lo sfogo del governatore Pd della Campania, De Luca, che ha attaccato tutti, in primis il governo che “se ne deve andare a casa”, ma senza risparmiare personaggi come Saviano. De Luca ha sostenuto di essere stato il primo ad assumere una linea di rigore rispetto alla pandemia, una linea vanificata poi dalla decisione dell’esecutivo che – ha scritto il governatore in un post su Fb – ha fatto una scelta “totalmente sbagliata”, quella della risposta proporzionale alla diffusione del Covid. “Noi eravamo per chiudere tutto a ottobre – ha spiegato – ma questa scelta del Governo ha fatto perdere due mesi preziosi, nel corso dei quali abbiamo avuto un incremento drammatico di contagi e decessi”.

De Luca ha definito una “scelta scriteriata la divisione in zone dell’Italia”. Ed è tornato a parlare della scuola: “Hanno deciso che bisognava tenerle aperte. Ricordate le dichiarazioni della Azzolina supportate dal presidente del Consiglio? Ora hanno fatto ciò che noi abbiamo fatto un mese fa e nessuno ha chiesto scusa”. Il governatore è un fiume in piena: “Fatti salvi 3-4 ministri non è un governo, anziché andare allo sbaraglio sarebbe meglio avere un Governo che non produca il caos che è stato prodotto in Italia. In queste condizioni meglio mandarlo a casa. Se bisogna stare al governo con questi personaggi… sarebbe davvero meglio mandarlo a casa”.

E poi l’attacco al ministro Spadafora e a Di Maio (“Non è tollerabile alcun rapporto di collaborazione con ministri come Spadafora che ha raccontato bestialità o con il signore di cui ho fatto il nome (Luigi Di Maio, ndr) che ho sfidato ad un dibattitto pubblico già anni fa – e rinnovo l’invito in diretta tv – sperando che non faccia il coniglio come ha fatto nei 3-4 anni precedenti”. Il contrattacco del ministro degli Esteri è arrivato a stretto giro riecheggiando le accuse contro la Regione già formulate ieri. Di Maio è andato giù duro ribadendo che sono chiare a tutti le responsabilità della regione e del suo governatore per lo stato disastroso in cui versa la sanità in Campania.