Conte conf stampa

Con la pandemia la politica ha dovuto necessariamente fare un passo indietro. Non mancano ovviamente gli scontri anche troppo vivaci a parole, come quello ormai in onda da tempo tra De Luca e De Magistris. Ma quelli che contano se ne rimangano abbastanza agguattati in attesa, anche perché non sanno bene quale sia la strada migliore da percorrere. Tra i pochi big che si fanno sentire ci sono anche se in sottofondo Berlusconi e Zingaretti, che seppure a distanza sembrano avere aperto un dialogo per un futuro che tutto potrebbe cambiare.

Per ora si parla di accordi sulla legge di bilancio, magari pure con un doppio relatore, uno affidato proprio all’opposizione. Quello che comincia a spaventare Conte è una sorta di Great Reset (la teoria fantapolitica di un nuovo ordine mondiale approfittando della pandemia) del tutto nostrano. Ora mancano 259 giorni al prossimo 3 agosto, quando si aprirà il semestre bianco. Politicamente parlando una sorta di vera e propria zona bianca, visto che non si potranno scegliere le Camere in attesa della elezione del nuovo Presidente della Repubblica, in calendario ad inizio di febbraio del 2022.

Però ci sarà una vigilia temporale impegnativa per la politica che metterà lo stesso Conte quantomeno in apprensione. Si voterà nella seconda metà di maggio, con eventuali ballottaggi, in cinque città chiave per gli equilibri politici. Milano, Roma, Napoli, Bologna e Torino andranno alle urne. Con il centrosinistra a trazione Pd che dovrebbe trionfare su tutte le piazze. Diverso almeno per ora sarebbe un voto politico che continuerebbe a premiare il centrodestra, sempre se sopravviverà. Infatti il Great Reset che minaccia Conte e’ proprio quello di una nuova alleanza tra Pd, 5s ed a sorpresa Berlusconi, una sorta di moderno centrosinistra con tre gambe. Al Pd la centralità, a Berlusconi la destra e a Di Maio la sinistra.

Il fatto che a Di Maio Conte con il quale non parla da mesi, non sia proprio nelle sue corde non è un mistero. Per Zingaretti spaccare il centrodestra sarebbe un successo anche in prospettiva. Berlusconi del resto ultimamente sembra sempre più disponibile al dialogo con il centrosinistra per un insieme di ragioni, non ultimo il salvataggio delle sue aziende, contro il quale ha votato la Lega. Il Great Reset almeno all’inizio sarebbe un nuovo governo sempre giallo-rosso, non guidato ovviamente da Conte e con l’appoggio esterno di Berlusconi. Che così si lascerebbe aperta anche una strada di ritorno nel centrodestra là dove non fosse ascoltato sul nome del prossimo Capo dello Stato. Già con Mattarella imposto da Renzi nonostante il patto del Nazareno, andò in fumo anche il referendum costituzionale dello stesso Renzi. Se Matteo non avesse rotto con Silvio staremmo scrivendo tutti una storia diversa e Renzi probabilmente sarebbe ancora a palazzo Chigi e per diversi anni. Ma la politica che è storia non è fatta di se. Ora bisogna vedere se il Great Reset nostrano riuscirà oppure se sarà una sorta di fantascienza sulla scia di quello mondiale.