Engels

Insieme hanno scritto il “Manifesto del Partito Comunista”. Karl Marx e Friedrich Engels nel 1848 pubblicarono il libro destinato a entrare nella storia e a cambiarla. Nel bicentenario della nascita, la città tedesca di Wuppertal ha deciso di celebrare il suo cittadino più illustre con una serie di iniziative e con qualche polemica. La statua ultramoderna di Engels giovane, realizzata in ‘fette’ di marmo dello scultore Eckehard Lowisch, è stata presentata in città in varie location. Al contrario la più tradizionale scultura in bronzo alta quattro metri, offerta nel 2014 dal governo cinese, è stata coperta per protesta. Un gruppo di attivisti intende solidarizzare con i dimostranti Hong Kong: “Oggi – affermano decisi – Engels sarebbe in prigione o agli arresti domiciliari in Cina. Sarebbe stato bandito dalla sua professione come migliaia di autori, artisti e blogger cinesi”.

Legame

Una contestazione molto accesa, che appare in realtà assai lontana dal forte legame della Cina ha con il filosofo comunista. Figlio di un proprietario di grandi fabbriche tessili in Inghilterra e Prussia, Engels conobbe lavorando al cotonificio di Manchester le disumane condizioni di lavoro e di vita degli operai tessili e delle loro famiglie nel culmine dell’industrializzazione capitalista. “Il Manifesto del Partito comunista – sostiene storico Werner Plumpe, dell’Università di Francoforte in un’intervista all’emittente Deutschlandfunk – è uno sforzo di collaborazione. Per la maggior parte è stato scritto da Marx, ma è di Engels la volontà di formulare una chiara dichiarazione politica e poi anche di diffonderla e di difenderla vigorosamente”. Inoltre, “senza Friedrich Engels” e il suo sostegno economico “gran parte degli scritti di Marx non sarebbero mai apparsi”.

Guida

E il pensiero dei due fondatori del socialismo scientifico continua a svolgere un ruolo guida in Cina. Anche di recente il presidente cinese Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista, ha sottolineato in più occasioni l’importanza di sostenere e di sviluppare il marxismo. L’agenzia di stampa Xinhua ha riportato alcune delle osservazioni politico-teoriche di Xi. “Non dovremmo abbandonare il marxismo-leninismo e il pensiero di Mao Zedong – ha detto il presidente cinese -, altrimenti saremmo privati delle nostre fondamenta”. E ancora nella chiave dello sviluppo del pensiero filosofico: “L’ancora di salvezza di una teoria sta nell’innovazione ed è un sacro dovere dei comunisti cinesi sviluppare il marxismo”. Una attualizzazione che Xi inserisce nel sua progetto del “Sogno cinese”, un progetto per lo sviluppo e la pace non solo per il popolo cinese, ma a livello globale. “Dovremmo rivedere la nuova esperienza acquisita dal popolo sotto la guida del Partito comunista – ha rilevato Xi – adattare costantemente il marxismo alle condizioni cinesi e rendere più luminoso il marxismo contemporaneo in Cina”.