Con gli incontri di oggi Mario Draghi ha chiuso il primo giro. Positivamente. All’inizio della settimana un secondo giro: lunedì pomeriggio le parti sociali e poi un ultimo scambio con i leader dei partiti che si concluderà martedì pomeriggio alle 17 con i grillini quando l’ex-presidente della Bce tirerà le somme – farà una “sintesi”, come lui stesso ha annunciato – e si recherà al Quirinale dove tutto è cominciato per sciogliere la riserva e, se non sorgeranno intoppi, forse già con una lista di possibili ministri da sottoporre a Mattarella. La strada che Draghi ha davanti è comunque spianata.

Dopo la valanga di consensi al suo tentativo raccolti nel primo e nel secondo giorno di consultazioni, con la sola Giorgia Meloni attestata sul ‘no’, oggi con due endorsement fondamentali – per i numeri in Parlamento – anche Beppe Grillo e Matteo Salvini gli hanno detto sì. Il primo, Grillo, precipitandosi a Roma per calmare i mal di pancia dei grillini più riottosi all’ipotesi di un governo presieduto dal banchiere super-europeista e per calare sull’aspro dibattito interno tutto il peso del suo ruolo, quello di fondatore e garante del Movimento. Se il Movimento appoggerà Draghi “con lealtà” (ma a difesa del reddito di cittadinanza sul quale Draghi non sembra intenzionato ad agitare la scure), il secondo – Salvini – ha dato il suo via libera mettendosi “a disposizione”, “senza avanzare nessun veto”, con un’apertura che ha spiazzato un po’ tutti, in particolare il Pd, tra gli sponsor più convinti dell’esecutivo in gestazione.

Al Nazareno sarebbe difficile digerire l’idea di un governo Draghi con ministri leghisti e piddini l’uno accanto all’altro… Ma per la salvezza nazionale si fa questo ed altro e tra gli effetti dell’irruzione sulla scena politica di SuperMario ci sono anche nuovi e fino a ieri impensabili posizionamenti che scompaginano il vecchio schema politico. La portata del revirement del leader del Carroccio – consigliato da Giorgetti – su quello che fino a ieri era considerato il ‘nemico’ è poi plasticamente certificata dal repentino cambio di opinione manifestato nei confronti di Draghi anche da parte dei leghisti più anti-euro, come Bagnai e Borghi, ora convinti che l’ex-numero uno della Bce, al quale tutto il Carroccio dice sì, “può segnare tanti gol”.