Papa in Iraq, colloquio con ayatollah al-Sistani. La forza delle religioni per il bene dell’umanità

L’incontro Najaf tra Papa Francesco e il grande ayatollah Ali al-Sistani è uno dei momenti simbolo della storica visita del Pontefice in Iraq. “Si comprendono meglio le ragioni che hanno spinto Francesco a mantenere in calendario questo viaggio – scrive il direttore editoriale di Vatican News, Andrea Tornielli – contro tutto e contro tutti. Nulla ha fatto cambiare idea al Papa, deciso a testimoniare di persona la sua vicinanza e il suo sostegno ai cristiani e a tutti gli iracheni che hanno sofferto e purtroppo ancora soffrono a causa della violenza, del terrorismo, del fanatismo”. E proprio durante il colloquio dal, capo spirituale sciita è venuta la parola secondo cui i cristiani dovrebbero essere in grado di vivere in pace e sicurezza come tutti gli altri iracheni.

Nel colloquio privato con il leader della comunità sciita irachena è stata ribadita l’importanza della collaborazione fra le comunità religiose, perché, “coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell’Iraq, della regione e dell’intera umanità”. I grandi leader religiosi e spirituali, hanno segnalato fonti vicine al capo spirituale sciita, dovrebbero esercitare “una funzione di sensibilizzazione, in particolare verso le grandi potenze, al fine di dare priorità alla ragione e di rifiutare il linguaggio della guerra”. Tra i commenti del mondo islamico all’evento di Najaf, un tweet da Mohammad Ali Abtahi, stretto collaboratore dell’ex presidente iraniano Khatami. L’incontro “può frenare la violenza religiosa o almeno creare un confine tra la pacifica autenticità delle religioni e la violenza religiosa”.

Abramo

Nella città di Ur poi per l’incontro interreligioso sulle orme di Abramo, si è levata la Preghiera dei figli del grande patriarca. “Apri i nostri cuori al perdono reciproco”. “Accogli nella tua dimora di pace e di luce in particolare le vittime della violenza e delle guerre”. “Aiutaci ad avere cura del pianeta”. Parole rivolte al Signore per aprire i cuori di musulmani, ebrei, cristiani e di tutti gli uomini. Per riconoscersi tutti fratelli e figli dello stesso Padre. Per un giorno nei volti dei cristiani rimasti a vivere in Iraq da Baghdad a Bassora nel sud e a Erbil nel nord, non si leggeva paura quanto un’insolita gioia.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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