Samoa
(foto da account FB Parliament of Samoa e en.wikipedia.org)

La prima donna premier delle Samoa, Fiame Naomi Mata’afa, ha prestato giuramento in un tendone. Il suo avversario, il primo ministro uscente Tuilaepa Sailele Malielegaoi, si è rifiutato di dimettersi e l’ha chiusa fuori dal Parlamento. La neo-premier, 64 anni, è determinata: “Abbiamo bisogno di samoani coraggiosi. Ci sarà un momento in cui ci rivedremo dentro questo Parlamento. Lasciamo fare alla legge”. Dopo una lunga serie di contestazioni la la Corte Suprema di Apia, capitale dell’arcipelago nell’oceano Pacifico meridionale, aveva dato ragione a Mata’afa.

Potere

Il suo partito FAST e l’HRPP del rivale Malielegaoi, al potere ininterrottamente da 22 anni, erano arrivati alla pari nelle elezioni del 9 aprile scorso, con 25 seggi a testa. A far pendere la bilancia in favore di Mata’afa, a suo tempo già vicepremier di Malielegaoi e poi ribellatasi al suo strapotere, l’unico indipendente eletto. Mata’afa era arrivata davanti al Parlamento con l’abito rosso da cerimonia e la parrucca bianca in stile britannico, ma neppure la presenza della polizia le ha consentito l’accesso. Malielegaoi ha definito la cerimonia del giuramento fuori del palazzo come: “Illegale”.

Colonia

In favore di Malielegaoi era intervenuto il capo dello Stato, Tuimalealiifano Vaaletoa Sualauvi II, che aveva annunciato la sospensione del Parlamento a tempo indeterminato. Ma la Corte Suprema ha dato torto anche a lui. Le Samoa, che contano poco più di 200 mila abitanti, sono state fino alla Prima guerra mondiale una colonia tedesca, per passare poi sotto il controllo della Nuova Zelanda. Dal 1962 l’arcipelago è indipendente. La premier neozelandese, Jacinda Ardern, ha dichiarato: “Sosteniamo la democrazia di Samoa”. Quello in atto “è un grande cambiamento per Samoa, rispetto a ciò che è accaduto negli ultimi 20 anni”. Un altro Stato polinesiano, la Micronesia, ha riconosciuto la leadership di Mata’afa. E la ministra degli Esteri australiana, Marise Payne, ha invitato a lasciare che il processo democratico si possa svolgere: “Abbiamo fiducia nelle istituzioni di Samoa”.

Progetto

Durante campagna elettorale Mata’afa nel criticare decisamente il regime di Malielegaoi, si era anche impegnata a fermare un progetto di sviluppo portuale da 100 milioni di dollari sostenuto da Pechino. Secondo l’agenzia Reuters, la Cina è il più grande creditore delle Samoa. Mata’afa ha più volte rimarcato: “Samoa è un piccolo paese. I nostri porti e aeroporti soddisfano le nostre esigenze. Ci sono progetti più urgenti a cui il governo deve dare la priorità”. La Cina ha in corso una serie di significativi progetti nell’area del Pacifico. Si va da impianti sportivi nella Isole Salomone alla riattivazione di una pista di atterraggio in un’isola dell’arcipelago di Kiribati nel Pacifico centrale.