Di Maio in piazza Lodi
(foto da account FB L. Di Maio)

Un errore la gogna per colpire gli avversari politici. All’indomani dell’assoluzione di Simone Uggetti, ex sindaco di Lodi, Luigi Di Maio, che fu tra i principali accusatori dell’allora esponente del Pd, chiede scusa e annuncia un cambiamento di linea. La vicenda di un appalto del valore di poche migliaia di euro per le piscine comunali, assunse una valenza nazionale nella campagna elettorale al calor bianco per le amministrative del 2016.

Foglio

In una lettera al Foglio, il ministro degli Esteri, che all’epoca era il capo politico del Movimento 5stelle, scrive: “Ricordo bene quei giorni”. A Lodi, “nella stessa piazza, prima il Movimento con la mia presenza e il giorno dopo la Lega con Calderoli, organizzarono dei sit-in contro il dottor Uggetti fino a spingerlo, un mese dopo l’arresto, alle dimissioni”. Con gli occhi di oggi, afferma di Maio, le modalità della battaglia contro il sindaco “appaiono grottesche e disdicevoli. È giusto che io esprima le mie scuse”. Di Maio ricorda ancora “anche io contribuii ad alzare i toni e a esacerbare il clima. Sul caso Uggetti fu lanciata una campagna social molto dura. La campagna di attacchi proseguì per settimane e si allargò al governo centrale”.

Questione morale

Poi il ministro degli Esteri rimarca: “Sono fortemente convinto che chi si candida a rappresentare le istituzioni abbia il dovere di mostrarsi sempre trasparente nei confronti dei cittadini”. Ma se la “questione morale” non può essere “sacrificata sull’altare di un ‘cieco’ garantismo”, c’è un punto che va messo in discussione: “L’utilizzo della gogna come strumento di campagna elettorale”. Nel caso Lodi “le forze politiche avevano il diritto di chiedere le dimissioni del sindaco. Ma campagne social, i sit-in di piazza credo siano stati profondamente sbagliati”. Insomma, “una cosa è la legittima richiesta politica, altro è l’imbarbarimento del dibattito, associato ai temi giudiziari”.

Dignità

Di Maio ricorda che vicende analoghe a quella di Lodi hanno coinvolto ad esempio Virginia Raggi, l’ex ministra Federica Guidi, ma anche diversi altri sindaci o i vertici dell’Eni. “Per me – conclude la lettera di Di Maio – esiste il diritto della politica di muovere le sue legittime critiche e richieste, ma allo stesso tempo esiste il diritto delle persone di vedere rispettata la propria dignità fino a sentenza definitiva e anche successivamente”.