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(incisione G. Aliprandi, resa disponibile dalla biblioteca digitale Gallica btv1b530099015/f1 da it.wikipedia.org)

Possibili ultimi spiccioli di rilievo politico per il Movimento 5 stelle. La forza di rottura, che alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 conquistò la maggioranza relativa nel sistema politico italiano, superando il 32% dei consensi, sembra giunta ai titoli di coda. Per paradosso, al capo carismatico Beppe Grillo, l’uomo del “vaffa”, si contrappone l’ex azzimatissimo premier, Giuseppe Conte, diventato ora l’ “avvocato” dei descamisados.

Giustizia

Ancora una volta a far deflagrare il tutto è stata l’annosa questione della giustizia. Draghi e la Guardasigilli Cartabia hanno messo le carte in tavola: o si cambia passo o non arriveranno i tanto attesi miliardi di Next Generation EU. Insomma, o si esce dal giustizialismo messo all’indice dall’Europa o si manda a rotoli il Paese. Sul Foglio Simone Canettieri usa un’immagine efficace: Conte “si è tolto la giacca di sartoria” (con annessa pochette) e “l’ha gettata in aria: l’ha presa al volo Grillo. L’elevato, ormai pettinato, che parla con il premier e prova a dissuadere i suoi ministri dal astenersi in Cdm”. Conte ha alzato la bandiera travagliesca degli ultrà: “Non sono sorridente sull’aspetto della prescrizione, siamo ritornati a una anomalia italiana”.

Telefonata

Mentre i media riportano di una decisiva telefonata tra Draghi e Grillo, con il consenso dell’ala governista a 5 stelle. I giornali accreditano una convergenza tra i ministri Di Maio e Patuanelli, con parti significative dei gruppi parlamentari grillini. Sul nuovo blog ufficiale, i fedeli di Beppe scrivono: “Sulla riforma della giustizia stiamo sentendo e leggendo ricostruzioni d’ogni tipo. Ma, per fortuna, ci sono i fatti. E i fatti dimostrano che è stato fatto un lavoro che ha consentito di salvare la riforma della prescrizione. Abbiamo combattuto, con le armi che abbiamo, dentro una maggioranza che sul tema la pensa diversamente da noi. Ma siamo riusciti a ottenere una serie di risultati”.

Malizia

Con grande malizia “Libero” titola: “Coincidenze sospette. Il fondatore fa digerire ai Cinquestelle la riforma della giustizia che sconfessa Bonafede. L’udienza preliminare del processo al figlio slitta al 5 novembre”. Un riferimento storico alla Rivoluzione francese viene colto dal direttore del “Giornale”, Augusto Minzolini. Conte e gli oltranzisti a 5 stelle ricordano “i giacobini che, mentre venivano portati alla ghigliottina durante il Termidoro”, erano “insultati da quella stessa folla che li aveva incensati”. Proprio alla vigilia del colpo di stato anti-giacobino del 9 Termidoro del 1794, due componenti del Comitato di salute pubblica, Lazare Carnot e Jacques Nicolas Billaud-Varenne, ammonivano il popolo a guardarsi “dalla stessa virtù degli uomini che lo governano”.

Entente cordiale

Rimane un ultimo punto, quello del futuro dell’ “entente cordiale” tra Pd e M5s, su cui si sofferma l’editorialista di “Repubblica”, Stefano Folli. “Il rapporto con i 5S, o quel che ne resta, può proseguire anche senza Conte. Ma – sottolinea – è tutto da ricostruire e bisognerà attendere almeno l’esito del confronto interno tra i grillini. La condizione indispensabile è ovviamente che non ci siano ambiguità verso il governo Draghi”.