Mozambico
(foto www.mod.gov.rw)

Cabo Delgado, la provincia del nord Mozambico ricca di gas e carbone, è stata sconvolta nell’ultimo anno dall’azione militare degli jihadisti dello Stato islamico dell’Africa centrale. Le notizie sono frammentarie, ma si parla di almeno 2.500 civili uccisi e oltre 800 mila sfollati. La situazione umanitaria si è rapidamente deteriorata, mentre gli scontri tra i militari regolari e i terroristi proseguono. Il governo di Maputo è in difficoltà, nonostante proprio dalla provincia di Cabo Delgado arrivi il presidente mozambicano, Filipe Nyusi.

FRELIMO

Sempre da quest’area negli anni ’60 del secolo passato prese il via la lotta di liberazione dal dominio coloniale del Portogallo. Protagonista il movimento rivoluzionario FRELIMO, che ancora oggi guida il paese dell’Africa australe. Gli scontri armati hanno portato allo stop delle attività in zona da parte di Total, la compagnia petrolifera francese, con grave danno per le finanze del Paese. Come troppo spesso capita in Africa, tuttavia, la popolazione locale ha beneficiato in modo ridottissimo delle ricchezze naturali. Ciò ha fornito terreno fertile per i gruppi islamici radicali, in una provincia dove i musulmani sono in maggioranza rispetto all’intero Mozambico a prevalenza cristiana. La mancanza di opportunità di lavoro e di istruzione ha trasformano la gioventù di Cabo Delgado in una facile preda per i reclutatori jihadisti.

Africa meridionale

Esercito e polizia mozambicani hanno confermato scarsità di preparazione e di mezzi, tanto che Maputo – sia pure non di buon grado – ha dovuto chiedere aiuto. Di fatto obbligato l’intervento da parte della SADC, la Comunità di sviluppo dell’Africa meridionale. I Paesi della regione, Sudafrica in testa, sono convinti che il terrorismo islamico debba essere battuto al più presto e che la situazione non debba estendersi oltre Cabo Delgado. Più singolare l’invio di circa mille uomini dal Ruanda. Il piccolo, ma determinato Paese dell’Africa orientale, uscito dalla terribile vicenda del genocidio del 1994. Oggi Kigali si propone come oggi come potenza regionale. Le sue truppe hanno già partecipato a missioni di sicurezza internazionali.

Attanasio

Soldati ruandesi si trovano attualmente nella Repubblica Centrafricana e Kigali svolge un ruolo significativo nella crisi della parte orientale della Repubblica del Congo. Vicenda portata alla luce dalla tragica uccisione dell’ambasciatore italiano a Kinshasa, Luca Attanasio. L’intesa per l’invio di soldati sarebbe stata raggiunta dal presidente Nyusi e dal suo collega ruandese, Paul Kagame, con la benedizione della Francia, interessata a tutelare gli investimenti di Total.

Aiuti umanitari

Il ministero della Difesa ruandese ha precisato: “Lo schieramento è arrivato su richiesta del Mozambico. Consisterà in un contingente di 1.000 unità, per per ripristinare – conducendo operazioni di combattimento e sicurezza – l’autorità statale mozambicana a Cabo Delgado”. La missione durerà almeno tre mesi e, successivamente, si valuterà se debba essere prorogata o meno. Intanto si è mossa anche l’Unione Europea, con l’invio di aiuti umanitari, ma anche di un gruppo di istruttori militari a sostegno dell’esercito mozambicano, che tuttavia non saranno impiegati nei combattimenti.

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