Foreste Unesco
(foto whc.unesco.org)

Dieci delle foreste più protette al mondo, patrimonio dell’Unesco, sono diventate fonti nette di anidride carbonica. Un paradosso agghiacciante, provocato dal degrado indotto dall’attività umana e dai cambiamenti climatici. Lo rivela uno studio dell’Unesco World Heritage Forests sui gas che riscaldano il nostro pianeta. Negli ultimi 20 anni dieci foreste protette hanno emesso più anidride carbonica di quella che hanno rimosso dall’atmosfera. Tra queste la foresta pluviale tropicale di Sumatra, in Indonesia. E quelle dei parchi nazionali di Yosemite e del Grand Canyon negli Stati Uniti e delle Greater Blue Mountains in Australia.

Tonnellate

Complessivamente le foreste Patrimonio mondiale si estendono su un’area due volte più grande della Germania. Una rete di oltre 200 siti, che ospitano ecosistemi forestali unici. Di dimensioni variabili da 18 ettari per la Vallée de Mai nelle Seychelles, agli oltre 5 milioni di ettari del complesso di conservazione dell’Amazzonia centrale in Brasile. Collettivamente assorbono ogni anno 190 milioni di tonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera. “È equivalente a circa la metà delle emissioni annuali di CO2 da combustibili fossili prodotte dal Regno Unito”, ha affermato il dottor Tales Carvalho Resende, coautore del rapporto. Combinando i dati dal satellite con le informazioni di monitoraggio in loco, spiega, “ora abbiamo un quadro più dettagliato del ruolo vitale che svolgono queste foreste nel mitigare il cambiamento climatico”.

Pressione

Tuttavia, la ricerca ha anche rivelato quanto questi siti siano sotto attacco per le attività umane e i connessi cambiamenti climatici. Pur essendo sottoposte ai più alti livelli di protezione ufficiale, “sono ancora sotto pressione – sottolinea Carvalho Resende -. Per l’invasione agricola, il disboscamento illegale e a causa degli incendi”. Nel 2017 l’uragano Maria ha distrutto circa il 20% della copertura forestale nel Parco Nazionale Morne Trois Pitons, in Dominica lo Stato insulare del Mar dei Caraibi. Senza precedenti negli ultimi anni l’impatto degli incendi, in particolare in Siberia, negli Stati Uniti e in Australia.

Circolo vizioso

“Si è creato un incredibile circolo vizioso – dice ancora Carvalho Resende -. Gli incendi generano decine di milioni di tonnellate di CO2. E più emissioni di carbonio significano più incendi, con ulteriori emissioni”. Un gatto che si morde la coda. L’esperto Unesco non ha dubbi: “È davvero necessaria un’azione per ridurre le emissioni globali. A partire dalla completa tutela di queste foreste e di tutte le foreste. Perché possano continuare ad assorbire anidride carbonica e, naturalmente, come siti importanti per la biodiversità”.