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sabato, 13 Agosto 2022

Etiopia, con l’arrivo dei droni il premier Abiy ha rovesciato le sorti della guerra in Tigray

L’arrivo dei droni sui cieli dell’Etiopia ha rovesciato le sorti della guerra tra le forze del governo centrale di Addis Abeba e quelle autonomiste del Tigray. Da agosto l’esercito etiopico ha messo in campo una diversificata e militarmente efficace flotta di droni turchi, iraniani e cinesi. Gli attacchi dei velivoli senza pilota si sono rivelati fondamentali per rilanciare le fortune militari del premier Abiy Ahmed. Dopo una prima fase di arretramento a novembre del 2020 seguita alla decisione di Addis Abeba di porre fine con la forza alle aspirazioni autonomistiche della regione del Tigray, nel nord dell’Etiopia, le forze del Fronte di liberazione del Tigray (TPLF) erano giunte con una controffensiva l’estate scorsa a pochi chilometri dalla capitale etiopica.

Nobel

Abiy è salito al potere nel 2018. Esponente dell’etnia Oromo, maggioritaria ma a lungo marginalizzata. Per anni dopo il rovesciamento del regime comunista del generale Menghistu nel 1991, l’Etiopia era stata guidata dai leader TPLF. Prima Meles Zenawi e poi Hailé Mariàm Desalegn, rovesciato dal moto popolare che ha sostenuto Abiy. Il premier ha avviato un programma di riforme e di democratizzazione, impegnandosi a risolvere il conflitto ultraventennale con la confinante Eritrea, risultato che gli è valso il premio Nobel per la pace nel 2019. Tuttavia, il TPLF ha rifiutato di aderire alla coalizione promossa da Abiy per superare le divisioni etniche e unire il Paese. Così il Tigray ha avviato un processo autonomista.

Violazioni

I combattimenti tra le forze governative di Addis Abeba e il TPLF hanno provocato migliaia di morti e oltre 2 milioni di sfollati. L’Etiopia ha una forza aerea con caccia ed elicotteri d’attacco, principalmente di fabbricazione russa, ma la carenza di munizioni e di ricambi ne ha limitato l’azione. I droni si sono rivelati più efficaci e micidiali anche per la popolazione civile. Nel corso del conflitto sono state segnalate a carico di entrambe le parti in lotta violazioni dei diritti umani, se non veri e propri crimini di guerra. Nel corso del mese di gennaio sono stati segnalati attacchi con droni nei confronti di un mulino vicino alla città di Mai Tsebri, nel Tigray occidentale, con l’uccisione di almeno 17 persone. Bombardato anche un campo per sfollati vicino alla città di Dedebit, che ha provocato la morte di 59 civili.

Pacifisti

Il New York Times, citando diplomatici occidentali anonimi, aveva segnalato la presenza di droni armati Bayraktar TB-2 forniti dalla Turchia ad Addis Abeba. Immagini satellitari diffuse da siti specializzati avevano già segnalato la presenza sui campi di battaglia dell’Etiopia di droni iraniani Mohajer-6 e cinesi Wing Loong. Da tempo a livello internazionale organizzazioni pacifiste e contro la corsa agli armamenti chiedono regole più severe sulle esportazioni e sulle valutazioni del rischio di vendita di droni armati. Il Trattato sul commercio di armi (ATT), che che regola il commercio internazionale di armi entrato in vigore nel 2014 sotto gli auspici dell’ONU, prevede il divieto di licenza all’export nel caso in cui possa portare a violazioni del diritto internazionale umanitario.

Guernica

Esperti in armamenti sostengono che la sperimentazione della guerra con i droni in Etiopia, ma anche in Libia e Yemen ricorda la Guerra civile spagnola nella seconda metà degi anni Trenta del secolo scorso. Allora la Germania nazista e l’Italia fascista usarono il conflitto come laboratorio per testare nuove micidiali tecnologie militari e per valutare la reazione internazionale. Il capolavoro di Pablo Picasso “Guernica”, ricorda il tragico e terroristico bombardamento della cittadina basca nel 1937. Perì circa un terzo della popolazione e della città rimase uno scheletro bruciato, con circa il 70% degli edifici distrutto o inagibile.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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