“Quanto poco basta per essere felici”. Carlo Calenda sulle orme di Friedrich Nietzsche si accontenta. A Roma fonda il suo partitino, ufficialmente anti-centrista, ma alla spasmodica ricerca di un ‘forno’ di riferimento. Millecinquecento delegati da tutta Italia, due anni di lavoro per arrivarci, qualche risultato elettorale percentualmente positivo, come a Roma, ma ad impatto zero in un sistema maggioritario. Così uno a cui il centro fa “schifo”, ma che vorrebbe costruire “l’alternativa a due poli ostaggio di contraddizioni e populisti”, per il momento fa buon viso a cattivo gioco: “Siamo il sesto partito italiano, secondo i sondaggi”.
La Malfa
Una sorta di grillo parlante, di Pri o qualcosa del genere. Ma il leader non sembra avere la stoffa di un Ugo La Malfa o di un Giuseppe Saragat. “Valori liberal progressisti, coerenza e cultura di governo”, proclama dalla tribuna l’ex ministro. Ma come lo scorpione della famoso racconto, per prima cosa pensa a pungere le ‘rane’ che dovrebbero traghettarlo verso l’agognata stanza dei bottoni. “Le radici culturali dei socialdemocratici, dei popolari e liberali – scandisce – non consentono di sottomettersi a sovranisti e populisti. Noi non accettiamo il confronto con M5S e Fratelli d’Italia. È una scelta netta”. No agli opposti estremismi, ma senza avere la possanza della Balena bianca.
Fettine
E allora, occorre fare l’occhiolino al leghista per tutte le stagioni Giorgetti o affidarsi all’ecumenicità di Enrico Letta, che ha sempre una parola buona per tutti. “Non si può governare inseguendo tutte le fettine dell’elettorato”, assicura Calenda, che al momento non riesce però a inserire la sua fettina nel panino giusto. Fa la faccia feroce con tutti e tuona: “Serve serietà e responsabilità”. Si richiama ai valori europei, ma poi anche qui fa il difficile e non certo in linea con europeisti di carriera come Merkel o Prodi. “Noi – sostiene – non costruiremo l’Europa con Polonia e Ungheria. Prima o poi, bisogna mandarli fuori dall’Europa e continuare con i grandi Paesi fondatori”. Un’Europa, quindi, in formato mini.
Galletto
Alla faccia dell’europeismo, allo stesso modo che alla faccia del centro. Centro, dove si trova anche l’altro galletto del pollaio, Matteo Renzi. Ma valle Spluga resta un miraggio. E così nel saluto al congresso di Azione, il presidente della renziana Italia Viva, Ettore Rosato, dice al fratello-coltello: “La politica è la fatica di trovare non le cose che ci dividono, ma le cose che ci accomunano e di metterle insieme”. Del tipo: mal comune, mezzo gaudio.
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