Guerra Ucraina, crisi del gas ora l’Europa guarda all’Africa per diversificare e superarla

L’aggressione di Putin all’Ucraina, ha reso palpabile il peso dalla dipendenza dell’Europa dall’energia russa. La guerra in atto si propone anche come grave ostacolo ai processi per battere i cambiamenti climatici. In questo quadro si conferma il rilievo decisivo del gas per la transizione energetica, in quanto fonte più eco-friendly tra quelle fossili. Per allontanarsi dalla dipendenza da Mosca l’Europa guarda innanzitutto all’Africa. Il potenziale esiste, così come esistono i colli di bottiglia che complicano le prospettive. Egitto, Algeria, Libia, Nigeria e Angola hanno importanti risorse. Occorre muoversi, ma i problemi infrastrutturali e le complessità geopolitiche disegnano un panorama in chiaroscuro.

Algeria

Si parte dall’Algeria – dove nei giorni scorsi hanno compiuto una missione il ministro degli Esteri Di Maio e il Ceo ENI Descalzi – decimo produttore mondiale di gas. Il gruppo petrolifero statale Sonatrach ha annunciato un importante pacchetto di investimenti per i prossimi cinque anni. I difficili rapporti con il confinante Marocco hanno però portato a fine 2021 al mancato rinnovo del contratto per il gasdotto Maghreb–Europe Gas Pipeline (MEG), che portava il gas algerino in Spagna e Portogallo. Algeri e Rabat sono divise sulla questione del Sahara Occidentale e sui rapporti con Israele.

Gasdotto Mattei

Resta attivo il Medgaz, gasdotto che collega la costa algerina ad Almeria, città del sud della Spagna. Il gas algerino viaggia anche attraverso Trans Mediterranean Pipeline-Transmed, conosciuto anche come gasdotto Enrico Mattei, che collega Algeria e Italia passando per la Tunisia. Esiste il progetto Galsi, per un gasdotto dall’Algeria alla Sardegna. Importante potrebbe rivelarsi l’opzione del GNL, il gas naturale liquefatto, che vede Algeri tra i primi cinque esportatori in Europa.

Libia

Situazione complessa, a causa della guerra civile mai sopita, in Libia. Il Paese nord-africano, secondo il portale statista.com, ha interessanti riserve di gas che nel 2020 ammontavano a circa 1,4 miliardi di metri cubi. Le forniture verso l’Europa passano per il Greenstream, operato da ENI e dalla libica NOC, dalla stazione di compressione di Mellitah al terminale di di Gela.

Egitto

Più promettente, anche se occorrerà confrontarsi con la forte concorrenza cinese, l’offerta dell’Egitto. Il Cairo ha registrato nel 2021 la più grande crescita delle esportazioni di gas su base annua, 1,4 milioni di tonnellate di GNL. Attualmente l’Egitto non è collegato a una rete di gasdotti verso l’Europa. Il giacimento Zohr, esplorato e operato da ENI a nord della città di Port Said, è considerato la più grande scoperta di gas nel Mar Mediterraneo.

Nigeria

Esiste un mega progetto di gasdotto trans-sahariano noto come NIGAL, lungo 4 mila chilometri tra Nigeria, Niger e Algeria e con un costo stimato di 21 miliardi di dollari. Una volta completato potrebbe trasportare verso l’Europa fino a 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Non sono da sottovalutare però i problemi legati alla sicurezza nella regione del Sahel, infestata dalla guerriglia degli estremisti islamici. E neppure risultano essere sempre facili i rapporti tra Algeri e Niamey.

GNL

Nel 2019 sono giunti dalla Nigeria in Europa circa 12 miliardi di metri cubi di GNL e il Paese africano è tra i primi dieci per riserve di gas a livello globale. Le prospettive di diversificazione attraverso l’Africa sub-sahariana necessitano insomma di investimenti e i tempi non sono certo immediati. Ma in futuro Paesi come Angola, Ghana, Mozambico e Tanzania potrebbero diventare fornitori decisivi di gas naturale per l’Europa.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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