La guerra ucraina con la minaccia di black out energetico per l’Italia, non smuove i pregiudizi tutti ideologici dei talebani del ‘no’, politici e non solo. I fanatici del ‘no’, sempre e comunque, sono iperattivi e la burocrazia gli dà una grossa mano. Lampante il caso di Roma, dove il neo-sindaco Roberto Gualtieri ha avuto il coraggio di rovesciare anni di immobilismo. Tra le prime iniziative ha chiesto l’autorizzazione per realizzare due biodigestori. Impianti che riciclano i rifiuti organici e li trasformano in energia. Subito è scattata la contestazione aprioristica.
Biometano
Lo sviluppo della produzione di biogas e di biometano – oggi in Italia se ne producono circa 2,4 miliardi di metri cubi – consentirebbe in pochi anni di arrivare a produrre tra gli 8 e i 10 miliardi di metri cubi, sostituendo in modo sostanziale il gas naturale importato. Una soluzione green anche per lo smaltimento dei rifiuti organici urbani e un contributo positivo alla differenziazione per superare l’emergenza energetica. Ma naturalmente i soliti talebani non ci stanno e annunciano proteste e mobilitazione di cittadini inconsapevoli e disinformati.
Rinnovabili
No al biogas e oltre. Infatti, anche le tanto conclamate rinnovabili continuano a trovare ostacoli infiniti. Il premier, Mario Draghi, ha ammonito sulla necessità di procedere spediti nella direzione delle rinnovabili, soprattutto superando gli ostacoli burocratici, attraverso una semplificazione delle procedure per l’installazione degli impianti. Ma come rivela su Il Foglio Valerio Valentini, ci si mettono anche ministri in carica a sabotare i tentativi da parte del responsabile del MITE, Roberto Cingolani, di accelerare la transizione energetica.
Veto
Il veto a nuovi impianti eolici e fotovoltaici verrebbe, secondo il Foglio, dal “ministero della Cultura, custode supremo del verbo delle Soprintendenze. Insomma, gas russo no e ‘parchi’ fotovoltaici ed eolici neppure. Roba da non credere. La Fondazione per lo sviluppo sostenibile, guidata da Edo Ronchi, già ministro dell’Ambiente con Prodi e D’Alema, indica come indispensabile la realizzazione “nei prossimi tre anni di tre interventi green a carattere straordinario”.
Sbloccare
Sostituire, come abbiamo visto, “il gas fossile con biogas e biometano, che hanno emissioni di gas serra pari a zero”. Sbloccare – come chiede Elettricità Futura, associazione delle imprese che operano nel settore elettrico – “60 milioni di kilowatt (GW) di impianti alimentati da fonti rinnovabili, attualmente bloccati dalla burocrazia e che potrebbero essere realizzati nei prossimi tre anni”. Incentivando gli “impianti di generazione distribuita sugli edifici e nell’industria”. Decisiva poi la “collaborazione dei cittadini e delle imprese” per una “riduzione dei consumi di gas”, attraverso “misure urgenti per aumentare il risparmio e l’efficienza energetica rivedendo e rendendo più efficace l’applicazione dell’ecobonus e dei certificati bianchi”. Con queste misure si potrebbe arrivare a tagliare, in pochi anni, fino al 15-20% dei consumi di gas.
Scelte
Ronchi, in un recente intervento su Repubblica, spiega: “Queste tre scelte potrebbero consentire, insieme a una limitata rimodulazione dell’import di metano da altre provenienza con le gasiere e con la TAP, di azzerare le importazioni di gas dalla Russia. Riallineandoci al tempo stesso con la traiettoria europea di riduzione delle emissioni di gas serra del 55% al 2030”. Insomma le prospettive ci sono e anche con risultati in tempi non biblici. Occorrerà verificare sul campo se la volontà politica di Draghi e di quanti sono impegnati per una transizione energetica non soltanto ecologicamente, ma anche socialmente sostenibile, saranno in grado di determinare le scelte giuste.
Ti piace questo articolo? Imposta in20righe come fonte preferita su Google.
Imposta in20righe come fonte preferita







