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mercoledì, 6 Luglio 2022

Covid, finisce lo stato di emergenza ma non la pandemia. Numeri e varianti ancora fanno paura

Dopo due anni e due mesi finisce lo stato d’emergenza per il Covid-19. Il Consiglio dei ministri lo scorso 17 marzo ha definito le misure che accompagneranno il superamento della fase emergenziale. Numeri dei contagi e varianti al galoppo fanno però ancora paura. Ne è simbolo internazionale la città di Shanghai, la seconda più popolosa del mondo, in lockdown e con il New International Expo Center trasformato in area per la quarantena.

1 aprile

In Italia dall’1 aprile le misure più soft riguarderanno innanzitutto il green pass. Nella sua versione “super” resterà attivo soltanto per palestre, piscine, centri culturali, feste, congressi, convegni, casinò e discoteche. Per tutti i lavoratori, sui mezzi pubblici, per le attività all’aperto e anche in bar e ristoranti all’interno e all’esterno vale il green pass base. Niente pass in negozi, banche, poste e pubblici uffici. Confermato, fino al 30 aprile, l’obbligo di mascherine ffp2 negli ambienti al chiuso, tra cui mezzi di trasporto e i luoghi di spettacoli. Nei luoghi di lavoro sarà sufficiente indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Finisce la quarantena precauzionali per il contatto con una persona positiva. Andrà in isolamento solo chi ha contratto il virus. Ritorna la capienza al 100% degli impianti sportivi e termina il sistema delle zone colorate per le Regioni.

Scuola

Fino al 31 dicembre resta l’obbligo vaccinale per il mondo sanitario e delle RSA. Norme alleggerite anche per la scuola, con differenti gradazioni di intervento a seconda delle diverse fasce d’età. Decade la struttura commissariale finora guidata dal generale Figliuolo e viene istituita un’Unità per il completamento della campagna vaccinale e per l’adozione di altre misure di contrasto alla pandemia, che si coordinerà con il ministero della Salute sempre fino al prossimo 31 dicembre.

GIMBE

Insomma, non un tana libera tutti. Anche perché spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE: “La fine della pandemia, ovviamente non può coincidere con una scadenza burocratica”. L’incauto calo di attenzione nelle ultime due settimane di emergenza, con lo stallo della campagna vaccinale e l’allentamento delle precauzioni individuali, ha fatto schizzare i casi positivi a oltre 1,26 milioni, con un aumento di oltre 1.500 ricoveri in area medica e invertito il trend delle terapie intensive. Con quasi mille decessi a settimana. “Ecco perché – incalza Cartabellotta – bisogna guardare al prossimo futuro con ottimismo e fiducia, ma anche con prudenza e responsabilità. Al fine di garantire un’estate più tranquilla possibile e, soprattutto, di arrivare preparati alla prossima stagione autunno-inverno”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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