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lunedì, 27 Maggio 2024

Giornata mondiale del sonno: in vista del 17 marzo i consigli di “Unobravo” per migliorare il riposo del bambino e il benessere dei genitori

Bebè che strillano e mamme e papà in carenza di sonno? In occasione della Giornata mondiale del sonno, il 17 marzo, la dottoressa Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta e clinical director del servizio di psicologia online Unobravo, propone una guida al sonno del bambino. L’arrivo di un figlio è un evento tanto gioioso quanto profondamente trasformativo. Catapultato in una dimensione sconosciuta, il neo-genitore si trova di fronte a una moltitudine di nuove sfide e difficoltà. Una di queste è sicuramente la rinuncia a godere, almeno per i primi mesi, di un sonno continuativo e di qualità.

Bioritmo

Adattare il proprio bioritmo a quello del bambino è per molti davvero uno scoglio. La Giornata mondiale del sonno organizzata dal 2008 dalla World Association of Sleep Medicine (WASM), è ogni anno occasione per aumentare la conoscenza sulle problematiche del sonno, favorendone una miglior comprensione e prevenzione. Per mantenere uno stile di vita sano, un adulto necessita di dormire quotidianamente tra le 7 e le 9 ore. Studi recenti hanno stimato che durante il primo anno dalla nascita di un figlio, la maggioranza dei genitori perda in media almeno 3 ore di sonno ogni giorno. L’equivalente di 133 notti, più di un terzo del riposo di cui si dovrebbe godere in un anno.

Stress

“La carenza di sonno – sostiene la dottoressa Fiorenza Perris – influenza profondamente tutta una serie di altri aspetti, quali umore, energia, voglia di fare, positività e manifestazioni di dolcezza verso il bambino”. Nel breve termine privarsi del sonno può portare a cattivo umore, irritabilità, difficoltà a concentrarsi e difficoltà nei rapporti sociali. Sul lungo periodo può avere conseguenze ben più preoccupanti, come ipertensione, obesità, diabete, fino a ictus e infarto. Con una maggiore propensione a sviluppare patologie quali stress, ansia, depressione. A essere maggiormente esposte a questi rischi sono soprattutto le madri. “Ogni neo-genitore affronta un saliscendi di emozioni continuo nel quale, spesso, è la stanchezza a farla da padrona”, rimarca Valeria Fiorenza Perris.

Passo

Un primo passo da compiere per poter affrontare al meglio il momento della nanna, è conoscere la fisiologia del sonno infantile. I neonati dormono per gran parte del tempo, solitamente circa 15-20 ore al giorno. Il ciclo di sonno di un neonato è però molto breve e mediamente dura 50 minuti, contro i 90-120 dell’individuo adulto. Fino al terzo mese di vita, i bebè non secernono in modo stabile la melatonina, l’ormone che permette al nostro corpo di riconoscere e stabilizzare i ritmi di luce/buio. È fisiologico che i risvegli notturni si verifichino per i primi tre anni. Il sonno è una conquista e, come tale, dovrebbe avvenire gradualmente, in modo autonomo e nel pieno rispetto dei tempi di ciascun bambino. Per migliorare il sonno del bambino non esistono metodi infallibili, capaci di adattarsi a tutti.

Co-sleeping

Ci sono tuttavia alcuni accorgimenti. Per prima cosa, è importante curare l’”igiene del sonno” di tutta la famiglia. Non cenare tardi, andare a letto sempre allo stesso orario in settimana, evitare l’uso di TV e dispositivi digitali prima di dormire, far sì che la camera da letto sia accogliente e rilassante. È bene non sovrastimolare il bambino prima della nanna, ma favorire rituali che facilitino il rilassamento, come abbassare le luci, leggere fiabe ed eliminare tutto ciò che potrebbe catturarne l’attenzione. Durante i primi mesi di vita del bambino il co-sleeping, o sonno condiviso, può essere un’ottima soluzione, sia vicino in culla che nel lettone.

Indipendenza

La vicinanza rassicura il neonato, facendolo riaddormentare più velocemente, e consente, inoltre, ai genitori di intervenire rapidamente e altrettanto rapidamente di tornare a letto, riuscendo così a dormire meglio e più a lungo. Una delle critiche spesso mosse al co-sleeping, è che il bambino possa sentirsi viziato e crescere come un individuo insicuro e dipendente. In realtà, queste convinzioni non hanno un fondamento scientifico e psicologi e pediatri sono d’accordo sul fatto che dormire insieme ai genitori non costituisca un vizio, bensì un istinto naturale del bambino. Soddisfarlo non mette a rischio né la sua autonomia né l’indipendenza. Si potrebbe, anzi, affermare il contrario.

Pianto

Se il piccolo fa fatica ad addormentarsi o se si verificano i risvegli notturni, è consigliabile non lasciarlo a piangere. È ampiamente dimostrato come queste tecniche siano fonte di grande stress per i genitori e vengano vissute dal bambino come esperienze negative. Infine, è fondamentale osservare il proprio bambino per identificarne i bisogni e comprenderne i ritmi. Specialmente durante le prime settimane, è importante approfittare dei momenti di sonno del bambino per riposare, resistendo alla tentazione di occuparsi delle faccende domestiche o di altre incombenze non strettamente necessarie.

Power nap

Concedersi un power nap, ovvero un pisolino breve, ma profondo, riduce i livelli di stress e ridona energia. È importante anche non aver timore di chiedere aiuto. “Non c’è niente di male – assicura la dottoressa Fiorenza Perris – ad affidare il proprio bambino per qualche ora alle cure di persone fidate. Non solo per recuperare il sonno perduto, ma anche per dedicarsi ad attività per ritrovare una condizione di benessere e serenità. Ogni esperienza di genitorialità è unica, ed è un percorso pieno di gioie e soddisfazioni, ma anche di dubbi, incertezze, e paure. C’è un proverbio che recita: ‘Per crescere un figlio ci vuole un villaggio’. Ecco, oggi più che mai abbiamo bisogno di coltivare l’empatia e di riscoprire il senso di comunità e di sostegno reciproco”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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