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venerdì, 14 Giugno 2024

Sudan: tentato golpe dei paramilitari RSF. Scontri con l’esercito regolare. Il leader sudanese generale al-Burhan afferma di mantenere il controllo

Battaglia a Khartoum, capitale del Sudan, tra l’esercito regolare e il potente gruppo paramilitare RSF, che sostiene di aver preso il controllo del palazzo presidenziale e dell’aeroporto internazionale. Fonti locali parlano di un tentativo di colpo di stato. Il Sudan è uno Stato arabo-africano, a sud dell’Egitto che affaccia sul Mar Rosso. In una telefonata con Al Jazeera il generale Abdel Fattah al-Burhan, leader del Paese e capo dell’esercito, ha rimarcato che le sue forze mantengono il controllo dei centri nevralgici.

Crimini

L’RSF (Forze di supporto rapido) sono nate dalle milizie Janjaweed, utilizzate dal governo per combattere l’insurrezione nella regione occidentale del Darfur. Secondo Human Rights Watch le azioni di RSF in Darfur si qualificano come crimini contro l’umanità. Tra il 2018 e il 2019 il Sudan è stato scosso per mesi da sommosse popolari che hanno portato, nell’aprile 2019, alle dimissioni del presidente Omar Bashir. A ottobre 2021 un golpe viene messo in atto dalle forze armate, guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan. I militari hanno poi formalmente rimesso a capo del governo l’ex primo ministro Abdalla Hamdok, dimessosi però a inizio di quest’anno, pur continuando a tenere in pugno il Paese, scosso da forti ondate di proteste.

Esplosioni

Trattative erano in corso per un accordo sulla transizione a un governo a guida civile. Uno dei problemi più rilevanti risulta essere proprio l’integrazione dell’RSF nell’esercito regolare. Testimoni segnalano a Khartoum e in altre località del Paese scontri tra le fazioni, con colpi di arma da fuoco ed esplosioni. Nella capitale almeno tre civili sono stati uccisi, secondo il sindacato dei medici. Le compagnie aeree hanno interrotto i voli per il Sudan. Il comandante RSF, Mohamed Hamdan Dagalo, ha dichiarato che i suoi miliziani continueranno a combattere fino a quando tutte le basi dell’esercito non saranno conquistate. Sul fronte opposto fonti militari riferiscono della distruzione con attacchi aerei di due basi RSF. Secondo l’agenzia di stampa Reuters i militari hanno circondato l’edificio della tv di Stato.

Appelli

Il generale al-Burhan è di fatto il presidente del Sudan e Dagalo, soprannominato Hemedti, il vicepresidente. I due non trovano l’accordo per l’assorbimento di circa 100mila miliziani nelle forze regolari e su chi dovrà essere a capo del nuovo esercito sudanese. Gli uomini di Dagalo controllano alcune miniere d’oro e sono anche intervenuti in conflitti all’estero, in Yemen e in Libia. Appelli per un immediato cessate il fuoco sono venuti dal segretario di Stato americano, Antony Blinken, e dal capo della politica estera dell’Unione europea, Joseph Borrell.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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