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venerdì, 24 Maggio 2024

Afghanistan, l’ONU non sa che pesci pigliare. I talebani al potere opprimono e discriminano, ma al momento restano gli aiuti per salvaguardare la popolazione

I talebani, tornati al potere in Afghanistan nell’agosto 2021, restano una gatta da pelare per la comunità internazionale. I barbuti ‘studenti’ ultra islamisti opprimono un Paese ridotto allo stremo e discriminano, soprattutto le donne e le ragazze. Gli aiuti umanitari delle Nazioni Unite restano l’unica ancora di salvezza per aiutare milioni di afghani. I governanti islamisti di Kabul però ce la mettono tutta per mettere i bastoni tra le ruote, a partire dalle restrizioni imposte sulla presenza e l’attività del personale femminile delle organizzazioni internazionali, che ha già portato la gran parte delle Ong a lasciare il Paese.

Doha

Il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha convocato a Doha in Qatar una conferenza internazionale per valutare come continuare negli aiuti, senza alcun impegno tuttavia al riconoscimento internazionale dei talebani come governanti dell’Afghanistan. I funzionari talebani non sono stati invitati al vertice. “I partecipanti hanno concordato sulla necessità di una strategia – ha commentato Guterres – per cercare le condizioni necessarie per continuare”. Al momento nulla di preciso è stato deciso, anche perché Kabul ha respinto la richiesta di revocare il divieto alle donne, affermando che si tratterebbe di un’ingerenza in questioni interne. I talebani confermano il tallone di ferro sulle donne, un vero regime di apartheid di genere, compreso il divieto di istruzione delle ragazze oltre la prima media.

Società civile

Le organizzazioni della società civile afgana, di fatto clandestine nel Paese, avevano lanciato un messaggio di aiuto al summit di Doha. “Siamo particolarmente preoccupati per la prospettiva di un futuro riconoscimento internazionale del regime talebano. Il popolo afghano chiede ai leader mondiali: ‘Parlate con me, non di me'”. Sima Samar, avvocatessa e attivista afghana già ministra per la Condizione delle donne, ha detto all’emittente DW: “L’approccio non dovrebbe concentrarsi soltanto sulla questione del personale femminile delle Nazioni Unite, ma anche sulla questione più ampia dei diritti delle donne nel Paese”. Con il loro ritorno al potere, dopo aver rovesciato il governo del presidente Ashraf Ghani seguito al ritiro delle forze della NATO, i talebani hanno cancellato le conquiste sociali ottenute in due decenni e portato l’economia al collasso, con povertà, carestia e malnutrizione crescenti. Gli islamisti restano comunque ansiosi di essere riconosciuti a livello internazionale come governanti “legittimi” e hanno cercato di conquistare punti con il recente annuncio aver eliminato il leader dello Stato islamico-Khorasan, uno dei gruppi fondamentalisti guerriglieri della regione, che continuano a rappresentare una minaccia anche per l’Occidente. Chiusura totale tuttavia sui diritti umani e soprattutto su quelli delle donne. Al momento è difficile valutare l’influenza su tali temi di Paesi islamici più moderati, come il Pakistan, che sulla carta resta più stretto alleato di Kabul.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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