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giovedì, 20 Giugno 2024

Spagna: per ok a nuovo governo il socialista Sanchez fa accordo su amnistia con separatisti catalani. Dubbi e proteste

Sanchez ottiene la fiducia al suo terzo governo, con 179 voti a favore e 171 contrari

== AGGIORNAMENTO ==

Spagna: per ok a nuovo governo il socialista Sanchez fa accordo su amnistia con separatisti catalani. Dubbi e proteste
(foto account FB Pedro Sánchez Pérez-Castejón)

Madrid, 16 novembre – Il Parlamento spagnolo ha concesso la fiducia al leader socialista, Pedro Sanchez, con 179 voti a favore e 171 contrari. Sanchez è per la terza volta premier. Il voto ha certificato l’accordo per l’amnistia in Catalogna tra il PSOE e gli indipendentisti catalani. Un tema molto delicato, che sta dividendo la Spagna. In favore di Sanchez hanno votato otto forze politiche: il PSOE, la coalizione di sinistra Sumar, i partiti indipendentisti catalani Erc e Junts, quelli baschi Bildu e Pnv, il partito galiziano Bng e quello delle Canarie CC. Contrari i Popolari di Alberto Feijoo, usciti nel luglio scorso dalle urne come primo partito, l’estrema destra di Vox e il partito regionalista della Navarra.


Accordo siglato tra il leader socialista spagnolo Pedro Sanchez e il partito catalano Junts per l’amnistia ai separatisti coinvolti nel ‘golpe bianco’ del referendum indipendentista illegale del 2017. L’intesa dovrebbe aprire la strada alla formazione del governo. Nonostante i conservatori del Partito Popolare siano emersi dalle urne nel luglio scorso al primo posto, il loro capo Alberto Feijoo non è riuscito a formare una maggioranza di centrodestra. Il voto chiave per la fiducia a un esecutivo progressista guidato da Sanchez, con il sostegno degli autonomisti catalani e baschi, è previsto per il prossimo 27 novembre.

Sedizione

Già nel 2021 Sanchez aveva fatto le prime concessioni ai separatisti, eliminando dal codice penale il reato di sedizione, con la conseguenza di alcune scarcerazioni. Ora ha chiarito: “Non possiamo lasciare questa ferita aperta indefinitamente”. L’amnistia potrebbe applicarsi a più di 4mila persone, per lo più funzionari minori e cittadini comuni, che presero parte organizzativamente al referendum secessionista. Il leader di Junts, Carles Puigdemont, è tra coloro che sembrano destinati a beneficiare dell’amnistia. Attualmente si trova in Belgio per sfuggire al carcere. L’accordo – ha detto – segna un passo verso la risoluzione “dello storico conflitto tra Catalogna e Spagna”.

Assalto

Sanchez è alla guida della Spagna dal 2018, se il suo tentativo dovesse fallire si andrebbe a nuove elezioni. La virata pro amnistia di Sanchez ha determinato forti proteste dell’opposizione nazionalista e disordini in varie parti del Paese con tentativi di assalto contro le sedi del Partito socialista PSOE. Ferma la risposta di Sanchez: “Tutto il mio affetto e il mio sostegno alla militanza socialista che sta subendo le aggressioni dei reazionari. Attaccare le sedi del PSOE è attaccare la democrazia e tutti quelli che credono in essa. Ma più di 140 anni di storia ci ricordano che nessuno potrà mai spaventare il PSOE. Andremo avanti”. A turbare il clima anche l’attentato contro il fondatore del gruppo di estrema destra Vox, ferito da un colpo di pistola in una strada di Madrid. Alcune fonti indicano il crimine come collegato al lavoro di avvocato in difesa di esponenti iraniani in esilio.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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