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venerdì, 23 Febbraio 2024

Missili dall’Iran contro il Pakistan, uccisi 2 bambini. Teheran allarga il raggio della sua rappresaglia mediorientale

Due bambini sono morti e tre ragazze sono state ferite negli attacchi condotti dall’Iran su obiettivi in Pakistan, nella provincia sud-occidentale del Belucistan. La denuncia è di Islamabad, che ha parlato di “atto illegale” e condannato la “violazione immotivata” da parte di Teheran. Con il nuovo attacco, dopo quelli su target in Iraq e Siria, l’Iran allarga il raggio della rappresaglia e il sostegno alle forze sciite nell’area mediorientale.

Asse

All’indomani della guerra a Gaza, l’Iran aveva dichiarato di non voler essere coinvolto in un conflitto più ampio. Ma gruppi del cosiddetto “Asse di resistenza”, come Hezbollah libanese e i ribelli Houthi dello Yemen, hanno effettuato attacchi contro Israele e i suoi alleati occidentali in solidarietà ai terroristi palestinesi di Hamas. Il Pakistan è il terzo Paese, dopo Iraq e Siria, a essere colpito negli ultimi giorni. Gli attacchi sono stati lanciati direttamente dai pasdaran, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Secondo Teheran i missili sul Pakistan hanno colpito due basi del gruppo militante sunnita Jaish al-Adldel. Si tratta di guerriglieri che operano nella zona del Sistan e Baluchistan sul confine di circa 900 chilometri con il Pakistan, responsabili il mese scorso dell’uccisione di una dozzina di agenti di polizia iraniani.

Nucleari

L’Iran e il Pakistan, Paese dotato di armi nucleari, si guardano da tempo con diffidenza e allo stesso tempo cercano di mantenere le relazioni diplomatiche. Secondo il ministero degli Esteri di Islamabad, l’attacco è stato ancora più inquietante in quanto esistono “diversi canali di comunicazione tra Pakistan e Iran”. Nei giorni precedenti i pasdaran avevano lanciato missili balistici contro obiettivi nella città di Irbil, nel nord dell’Iraq, nella regione semi-autonoma del Kurdistan. I curdi, molti dei quali si sono rifugiati sulle montagne oltre il confine iracheno dopo essere fuggiti dall’Iran, sono in prima fila nella contestazione al regime degli ayatollah. Hanno svolto un ruolo di primo piano nel movimento di protesta innescato dalla morte, per mano della cosiddetta polizia morale iraniana, della giovane donna curda Mahsa Amini, accusata di aver violato le leggi sul velo obbligatorio.

Mossad

Le guardie rivoluzionarie affermano di aver colpito un “quartier generale delle spie israeliane del Mossad”, proprio a Irbil dove sono di stanza anche le forze statunitensi e internazionali presenti nell’area. L’Iraq, nonostante la fortissima influenza dei movimenti sciiti filo-iraniani nel Paese, ha richiamato il suo ambasciatore da Teheran, condannando gli attacchi come una “palese violazione” della propria sovranità. Attacchi missilistici iraniani sono stati indirizzati anche su basi dello Stato islamico (IS) in Siria, in risposta al recente attentato suicida a Kerman, nel sud dell’Iran. Gli ordigni hanno preso di mira, uccidendo oltre 90 persone, i partecipanti alle celebrazioni nel quarto anniversario dell’eliminazione da parte degli Stati Uniti del generale iraniano, Qasem Soleimani.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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