back to top
31.5 C
Roma
giovedì, 20 Giugno 2024

Senegal: il presidente Sall rinvia le elezioni. Esplode la protesta, gas lacrimogeni e arresti. Opposizioni, è “golpe bianco”

Elezioni rinviate a tempo indeterminato. In Senegal, Paese dell’Africa occidentale considerato una delle democrazie più stabili del Continente, l’opposizione parla di “golpe bianco”. Non si era mai avuto prima d’ora a Dakar un rinvio delle elezioni presidenziali. La piazza ribolle con scontri, gas lacrimogeni e arresti dopo la decisione del presidente, Macky Sall, di bloccare il voto per l’elezione del suo successore, che avrebbe dovuto tenersi tra meno di tre settimane.

Mandato

Stop a Internet e scene di guerriglia urbana nella capitale Dakar. Formalmente Sall ha puntato l’indice contro la decisione della Corte Costituzionale di escludere alcuni candidati dalla competizione elettorale. Di fatto con il rinvio del voto, il suo mandato che scade ad aprile verrebbe prolungato senza una data. Sall, eletto una prima volta nel 2012 e poi confermato nel 2019, non può ricandidarsi per il limite costituzionale di due mandati presidenziali. Nei mesi passati aveva brigato per ottenere il via libera a un terzo mandato, poi a luglio aveva ufficialmente rinunciato. Nel frattempo però si erano determinate le condizioni per l’esclusione dalla corsa alla presidenza e per la condanna – definita dai sostenitori pretestuosa – del suo maggior rivale, il giovane e popolare Ousmane Sonko, leader anti-corruzione e con sfumature anti-francesi. Anche se oggi Parigi non ha più il peso di una volta nelle sue ex colonie in tutta l’Africa occidentale.

Militari

Negli ultimi tempi una serie di colpi di stato hanno portato i militari al potere in Mali, Niger e Burkina Faso. Ora anche il “modello senegalese” sembra in qualche modo vacillare. Dall’indipendenza del Senegal nel 1960, l’esercito non ha mai minacciato il potere e ciò ha consentito alternanze politiche pacifiche. Ma le ambizioni di Sall per un terzo mandato e la brutale messa al bando della candidatura di Sonko, potrebbero aver innescato dinamiche non positive, in quadro che vede l’intera area scossa oltre che dai golpe, dall’avanzata del jihadismo e dall’ingerenza russa. I critici di Sall suggeriscono che il presidente abbia avuto il timore che il successore da lui prescelto, il primo ministro Amadou Ba, potesse correre il rischio di perdere le elezioni.

Protesta

Le previsioni davano in grande spolvero il candidato che all’ultimo ha sostituito Sonko, Bassirou Diomaye Faye, per altro anche lui incarcerato in attesa di processo. A questo punto Sall avrebbe puntato su Karim Wade, figlio dell’ex presidente Abdoulaye Wade, incarcerato per “arricchimento illecito” nel 2015 e poi graziato proprio da Sall. Ma la Corte costituzionale ha respinto la candidatura, poiché Wade ha anche la nazionalità francese. Si è così giunti al discorso televisivo di Sall, con l’annuncio del rinvio sine die delle elezioni per evitare i problemi di una futura elezione contestata. Tutti i 19 candidati delle varie forze di opposizione, grandi e piccole, hanno invitato i senegalesi alla protesta. Alcuni di loro come la ex premier, Aminata Toure, sono stati fermati dalla polizia. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea, la Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale ECOWAS e la Francia hanno espresso preoccupazione e chiesto la riprogrammazione del voto al più presto, con condizioni per elezioni “libere ed eque”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

Altro dall'autore

Articoli più letti