Le ultime immagini di Emma Caldwell, prima che il suo corpo nudo venisse ritrovato abbandonato in un bosco cinque settimane dopo la sua scomparsa, sono di una telecamera di sorveglianza alla periferia sud di Glasgow. Era la notte di lunedì 4 aprile 2005. Poco meno di vent’anni dopo, lo scorso 28 febbraio, l’Alta Corte della città più popolosa della Scozia ha dichiarato il 51enne Iain Packer colpevole dell’omicidio. Packer dovrà scontare almeno 36 anni dietro le sbarre, condannato anche per altri numerosi crimini violenti e violenze sessuali contro una ventina di donne nel corso di molti anni.
Ritardi
La sentenza di condanna è la seconda più lunga mai emessa da un tribunale scozzese. L’assistente capo della Police Scotland, Bex Smith, ha chiesto scusa per i ritardi nelle indagini: “Emma Caldwell, la sua famiglia e molte altre vittime sono state deluse dalla polizia. Un numero significativo di donne e ragazze non hanno ottenuto la giustizia e il sostegno di cui avevano bisogno e che meritavano da parte della polizia dell’area di Strathclyde”. Le indagini sul caso di Emma si arenarono su di una pista rivelatesi un vicolo cieco, che non permise di valutare nel modo opportuno fin da subito la figura di Packer, interrogato dagli inquirenti in quanto frequentatore assiduo di prostitute.
Turchi
La famiglia denunciò la scomparsa di Emma alcuni giorni dopo quel 4 aprile. La ragazza, diventata eroinomane dopo la prematura morte della sorella per una male incurabile, si prostituiva e viveva in un ostello rifugio, ma aveva mantenuto un buon rapporto con i genitori. Mamma Margaret, che ha condotto la lunga battaglia per giungere alla verità, e papà Willie, che morì nel 2011 senza sapere chi avesse ucciso la figlia, incontravano reolarmente Emma ogni settimana. Il corpo fu ritrovato cinque settimane dopo nei boschi, a Limefield Woods, a 40 miglia da Glasgow. Era stata strangolata e giaceva nuda in un fosso. Come detto, pure Packer venne interpellato, ma le indagini si concentrarono, anche con intercettazioni con cimici e con un agente infiltrato, su di un bar gestito da immigrati turchi. Al piano di sopra del locale in una misera stanzetta diverse prostitute avevano i loro incontri con i clienti. Vennero trovate tracce di sangue di Emma e quattro uomini turchi furono arrestati. Il caso dovette essere però chiuso quando emerse che le conversazioni registrate durante l’operazione erano state estrapolate dal contesto o tradotte in modo errato.
Dimenticato
A quel punto l’indagine sull’omicidio rimase dormiente, irrisolta finché nel 2015 il Lord Advocate, il capo pubblico ministero di Scozia, non ordinò alla polizia di riaprire l’inchiesta. Praticamente si è ricominciò da zero nell’esame di testimonianze e prove e con nuovi accertamenti forensi. A quell’epoca il Sunday Mail ritirò fuori la figura di Packer come il “sospettato dimenticato”. Ci vollero altri nove anni per portarlo sul banco degli imputati. Nel 2019 l’uomo venne intervistato dalla giornalista della BBC, Samantha Poling. Dopo la trasmissione la polizia fu contattata dalla ex ragazza di Packer, che trovò il coraggio di raccontare agli agenti come era stata perseguitata e aggredita da quell’uomo violento. Emerse anche un’altra testimone, una prostituta che era stata portata da Packer con il suo furgone in quel bosco, proprio vicino a dove era stato ritrovato il corpo di Emma.
Predatore
Nel febbraio 2022 Packer è stato arrestato e accusato del rapimento e dell’omicidio di Emma. Ora la conclusione del processo, con la condanna di un predatore sessuale calcolatore e spietato. Il processo contro Iain Packer ha messo in luce le croniche mancanze della polizia, l’atteggiamento sprezzante nei confronti delle donne che si prostituiscono, nonché la sottovalutazione della violenza da parte di tanti uomini. Vent’anni dopo l’omicidio di Emma Caldwell, denunciano associazioni per i diritti civili, la violenza contro le prostitute è una realtà quotidiana e molte ragazze non sono disposte a sporgere denuncia, poiché nutrono dubbi sul se saranno credute e su come verranno trattate dai poliziotti. Denise Mina, scrittrice di gialli, ha studiato approfonditamente la violenza contro le prostitute. Al Guardian ha detto: “A tanti anni dall’uccisione di Emma continuiamo a deludere queste donne, mentre il principio guida dovrebbe essere la loro sicurezza”.
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