A 125 anni dalla nascita, il 17 gennaio 1899 a Brooklyn, Alphonse Gabriel Capone, Al Capone, è ancora il gangster più famoso di tutti i tempi. La sua figura continua a intrigare il pubblico, grazie anche all’interesse di scrittori e di produttori di Hollywood, che lo hanno immortalato in pellicole come “Scarface” e “Gli intoccabili”, dove era impersonato da Robert De Niro.
Anni Venti
Nei ruggenti Anni Venti del secolo scorso, all’epoca del proibizionismo, Capone diventò il boss incontrastato del sindacato criminale italo-americano denominato “Chicago Outfit”. Lo aveva fondato un mafioso originario della provincia di Cosenza, Giacomo Colosimo, sbarcato in America nel 1895. Venne fatto fuori per ordine di Johnny Torrio “The Fox”, il mafioso originario della Basilicata, padrino di Capone da quando il giovane Al, figlio di immigrati della provincia di Salerno, entrò nella gang giovanile Five Points di New York, insieme a Lucky Luciano. Fu in quegli anni giovanili che Frank Galluccio lo colpì con un rasoio sfregiandolo al volto, dopo un commento volgare di Al verso la sorella. Di qui il soprannome di Scarface, lo Sfregiato. Trasferitosi a Chicago, costruì un vero e proprio impero del crimine, basato – si legge nel sito dell’FBI – su “gioco d’azzardo, prostituzione, contrabbando, corruzione, traffico di narcotici, rapine e omicidi”. Tuttavia, Capone non si considerava un criminale, ma un imprenditore e con tratti anche di inaspettata generosità, tanto da essere considerato da alcuni cittadini del suo feudo di Cicero, alla periferia ovest di Chicago, come il Robin Hood del proibizionismo.
Gessato
Sicuramente non si nascose mai, anzi ostentò la sua presenza pubblica, organizzando grandi feste e fu sempre disponibile ai taccuini e ai flash dei giornalisti. Il suo look, cappello di feltro e abito gessato, divenne iconico del mondo dei gangster e si racconta che nel 1931 l’attore Edward G. Robinson presenziò al suo processo, per trarre ispirazione per l’interpretazione del celebre personaggio del film “Piccolo Cesare”. L’avventura criminale di Capone durò una decina d’anni, culminati nel massacro di San Valentino, il 14 febbraio 1929. Sette affiliati della banda di George “Bugs” Moran furono mitragliati contro il muro di un garage dagli uomini di Al Capone, che si erano spacciati per poliziotti. La strage resta uno dei più cruenti regolamenti di conti nella storia della malavita americana.
Hoover
Il capo dell’FBI, J. Edgar Hoover, lo inserì in testa alla lista dei criminali più pericolosi come “nemico pubblico numero uno”. E furono proprio gli uomini del Bureau i primi a incastrarlo nel marzo 1929, se non per gli omicidi, per oltraggio alla corte. Uscì subito su cauzione, ma era cominciata, a poco più di trent’anni di età, la parabola discendente della sua carriera criminale. A maggio Scarface fu arrestato a Filadelfia per aver nascosto delle armi. Nel giro di 16 ore fu condannato a un anno. Nel frattempo, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, con la squadra speciale capeggiata da Eliot Ness, lo inchiodò per evasione fiscale.
Alcatraz
Giudicato colpevole il 24 novembre 1931, Capone fu condannato a undici anni, in gran parte scontati nel penitenziario federale di Alcatraz, l’isolotto nella baia di San Francisco. Venne rilasciato nel novembre 1939. Da allora visse appartato nella villa di Palm Island vicino a Miami, affetto da paresi causata dalla sifilide. Si spense il 25 gennaio 1947, a 48 anni di età, colpito da ictus e da una polmonite. È seppellito al Mount Carmel Cemetery di Chicago.
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