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venerdì, 14 Giugno 2024

Crisi umanitarie dimenticate: i due milioni di sfollati del Burkina Faso, il caso più drammatico secondo il rapporto del Norwegian Refugee Council (NRC)

L’attenzione del mondo è drammaticamente concentrata sui conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, provocati dall’aggressività di Putin e dal terrorismo di Hamas. Ma nel mondo ci sono crisi umanitarie nascoste, che coinvolgono milioni di persone e proprio la scarsità di informazioni rende molto più difficile per le organizzazioni umanitarie attrarre finanziamenti per sostenere chi ha bisogno e soffre in silenzio. Il Norwegian Refugee Council (NRC) è un’organizzazione umanitaria norvegese che fornisce assistenza e protezione a rifugiati e sfollati costretti a fuggire dalle proprie case a causa di conflitti, violazioni dei diritti umani e disastri naturali. Il rapporto annuale di NRC stila una dolorosa classifica dei Paesi più in difficoltà.

Africa

La maggior parte delle crisi dimenticate si riscontrano nell’Africa centrale e occidentale, con il Burkina Faso per il secondo anno consecutivo in cima alla lista delle crisi più trascurate. Lo Stato dell’Africa occidentale privo di sbocchi al mare vede attualmente circa 2 milioni di sfollati interni, la maggior parte dei quali tagliati fuori dagli aiuti. Il Paese, governato da una giunta golpista filo russa, è alle prese da anni con un’insurrezione jihadista e nel 2023 più di 8mila persone sono state uccise nelle violenze. I parametri analizzati da NRC per individuare i Paesi più disastrati sono la carenza di finanziamenti, la mancanza di attenzione da parte dei media e l’incertezza nelle iniziative diplomatiche internazionali. Nella classifica delle prime 10 crisi umanitarie più gravi al secondo posto si trova il Camerun, seguito da Repubblica Democratica del Congo, Mali, Niger, Honduras, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Ciad e Sudan.

Oblio

“L’oblio nei confronti degli sfollati è diventato la nuova normalità”, ha affermato Jan Egeland, segretario generale NRC. “Il mondo non è né scioccato né indotto ad agire da storie di disperazione e statistiche da record. Abbiamo bisogno di un rilancio globale della solidarietà e di una nuova focalizzazione dell’attenzione proprio lì dove i bisogni sono maggiori”. Nel 2023 la forbice tra gli aiuti umanitari necessari e i fondi disponibili ammontava a 32 miliardi di dollari, circa 10 in più rispetto al 2022. La mancanza di risorse è all’origine dell’aumento dei livelli di fame in tutti i Paesi compresi nella lista. Accanto ai fondi per ingrossare il flusso degli aiuti, secondo Egeland c’è anche “urgente bisogno di investimenti in iniziative diplomatiche, per convincere le parti in conflitto a sedersi al tavolo delle trattative”.


Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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