Niente gilet gialli in piazza a sfasciare tutto, niente scioperi generali. In Cina, cotta e mangiata, è arrivata la riforma delle pensioni; come un lampo. Crisi demografica e invecchiamento della popolazione minacciano di default il sistema pensionistico? A Pechino, la seconda economia mondiale, si decide e si cambia rotta senza indugi. Il Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo ha approvato, in quattro e quattr’otto, l’aumento dell’età pensionabile a partire dall’anno prossimo.
Anni
Le nuove misure saranno introdotte gradualmente nell’arco di 15 anni, in linea con il principio di “aggiustamenti a piccoli passi”, ha segnalato – per addolcire la pillola – l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. Il cambiamento di politica porterà l’età della pensione a 63 anni per gli uomini e a 55 o a 58 per le donne, a seconda del lavoro. Il Paese deve confrontarsi con il calo della popolazione e con il suo invecchiamento e con un’età pensionabile che era tra le più basse tra le principali economie mondiali: 60 anni per gli uomini e 50 per le donne che svolgono lavori manuali e 55 per quante svolgono lavori impiegatizi. Un trend che ha impattato con la politica di controllo delle nascite del figlio unico, durata decenni e che ha determinato in una crisi demografica strisciante. E se negli anni ’50 l’aspettativa di vita in Cina era di soli 40 anni, ora è salita a 78,2 anni.
India
Lo scorso anno l’India ha superato la Cina come Paese più popoloso del mondo. Nel 2023 la popolazione cinese è diminuita per il secondo anno consecutivo, attestandosi a 1,4 miliardi di abitanti, con i decessi che hanno superato le nascite di 2 milioni di unità. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità quasi un terzo della popolazione cinese, circa 402 milioni di persone, avrà più di 60 anni entro il 2040, rispetto ai 254 milioni del 2019. L’Accademia cinese delle scienze sociali aveva previsto che il fondo pensione pubblico sarebbe andato in default entro il 2035.
Social
Il cambio di linea ha comunque provocato preoccupazione, trapelata dai commenti sui social media. Il fatto che solo poche decine dei 13mila commenti alla notizia pubblicata dalla Xinhua fossero visibili, lascia supporre l’esistenza di uno scontento non indifferente. La decisione tra l’altro arriva in un momento in cui le famiglie cinesi sono sotto pressione a causa del rallentamento della crescita economica, della prolungata crisi del settore immobiliare e della debolezza del mercato del lavoro, carente di possibilità specie per i giovani. Secondo l’OCSE l’età media pensionabile nei 38 Paesi che aderiscono all’Organizzazione è di circa 64 anni per gli uomini e di 63 per le donne. In Islanda, Norvegia e Danimarca si va in pensione a 67 anni, mentre in Turchia le donne che possono andare in pensione già a 49 anni e gli uomini a 52.
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