M.O.: le esplosioni dei cercapersone in Libano hanno duramente colpito Hezbollah. Restano molti gli interrogativi senza risposta

Come sempre nelle vicende di intelligence, ma ancor più in quella dei cercapersone esplosi in Libano, le domande sono tante e molti resteranno i quesiti non risolti. Al momento comunque un dato è certo: le esplosioni dei device tecnologici hanno duramente colpito la struttura logistica e militare di Hezbollah, la milizia islamista sciita libanese guidata da Hassan Nasrallah, catalogata come formazione terroristica a livello internazionale, a partire da USA e UE.

Vittime

A differenza di Hamas, che emette bollettini quotidiani, Hezbollah nasconde il bilancio delle vittime, anche se l’emittente del Qatar Al Jazeera parla di almeno 32 morti e 3.100 feriti. In particolare, sarebbe stato decimato il gruppo di comando della Forza Radwan, le unità di élite del “Partito di dio”. Gli esperti a livello mondiale cercano in queste ore le risposte ai tanti interrogativi. Come è stato possibile che migliaia di dispositivi siano stati trasformati in armi senza che nessuno se ne accorgesse? Come funziona la sicurezza nella catena delle forniture? Il ‘sabotaggio’ è avvenuto durante il processo di produzione, durante il trasporto o subito prima che i dispositivi venissero assegnati ai miliziani? Interrogativi che mettono in dubbio innanzitutto le capacità del gruppo armato più potente del Libano. Ma anche delle altre milizie filo-iraniane in Siria e in Iraq, per risalire poi a chi ne tirerebbe le fila da Teheran.

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Insomma, un gran bel casino. “La gente è in preda al panico e sta cercando di sbarazzarsi dei propri dispositivi wireless”, ha riferito la rete saudita Al Hadath, citando fonti iraniane che hanno notato come i walkie-talkie esplosi siano ampiamente utilizzati anche in Iran. L’esplosione dei cercapersone in Libano, è il commento di un esperto sul sito israeliano Ynet, “ha dimostrato agli operativi di Hezbollah quanto sia penetrabile l’organizzazione, non solo in termini di intelligence, ma anche dal punto di vista digitale”. Secondo gli esperti i beeper erano principalmente destinati a coordinare i lanci di missili e droni contro Israele, nonché ad avvisare i miliziani di attacchi da parte dell’aeronautica di IDF.

Attentato

Mentre si diffondono paura e sconcerto in Libano, Israele rende noto di aver sventato un tentativo di attentato organizzato da Hezbollah contro un ex alto funzionario della sicurezza, con l’utilizzo di una mina Claymore. Si tratterebbe del terzo di una serie di attacchi che l’organizzazione sciita ha tentato all’interno di Israele nell’ultimo anno. Il più eclatante quello di una Claymore detonata senza vittime nel marzo 2023 vicino a Megiddo, a 30 chilometri a sud-est di Haifa. L’agenzia per la sicurezza interna israeliana Shin Bet ha reso noto di aver arrestato e incriminato un imprenditore israeliano di 72 anni, accusato di aver collaborato con l’intelligence iraniana nel tentativo di assassinare alcuni leader politici di primo piano, tra cui Netanyahu e il ministro della Difesa Gallant. Secondo lo Shin Bet si tratta di un “caso grave”, che evidenzia “i persistenti sforzi dell’Iran di reclutare cittadini israeliani per svolgere attività per la raccolta di informazioni e di terrorismo, persino rivolgendosi a elementi criminali”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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