Cold cases: l’Interpol chiede aiuto per i casi di 46 donne assassinate in sei Paesi europei. Quattro i corpi sconosciuti ritrovati in Italia

I corpi di 46 donne sconosciute sono stati trovati in sei Paesi europei, alcuni anche 40 anni fa, e i casi legati ai loro omicidi non sono mai stati risolti. Si tratta di cosiddetti ‘cold cases’ per i quali l’Interpol – l’organizzazione per la cooperazione di polizia e la lotta al crimine che opera in 196 Paesi da oltre un secolo – chiede a chiunque abbia informazioni utili di farsi avanti.

Identify Me

I corpi delle donne assassinate sono stati rinvenuti in Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna. L’Interpol, che da tempo sta lavorando su questi casi in stretto contatto con le forze dell’ordine nazionali, lancia la campagna Identify Me. “Il nostro obiettivo è semplice: vogliamo identificare le donne uccise, dare risposte alle famiglie e rendere giustizia alle vittime. Ma non possiamo farcela da soli”. Ecco perché, ha affermato il segretario generale dell’Interpol, Jürgen Stock, “invitiamo il pubblico a unirsi a noi in questo sforzo. Anche la più piccola informazione può essere fondamentale per aiutare a trovare la soluzione. Il più piccolo dettaglio potrebbe aiutare a scoprire la verità”.

Particolari

Tutti i particolari di ciascun caso sono stati pubblicati sul sito web dell’Interpol, insieme alle fotografie, alle ricostruzioni facciali e a tutti i possibili elementi identificativi come tatuaggi, gioielli e abiti che le vittime indossavano. La dottoressa Susan Hitchin, coordinatrice dell’unità DNA dell’Interpol, rimarca: “Queste donne hanno subito una doppia ingiustizia: sono state uccise con un atto di violenza e hanno visto negato dare loro un nome dopo che erano morte”. La campagna Identify Me del 2022 si è conclusa con l’identificazione di una vittima britannica. Rita Roberts, che aveva 31 anni quando scomparve ad Anversa in Belgio nel 1992, riconosciuta dai familiari per il suo caratteristico tatuaggio floreale.

Ricostruzione facciale

Nella nuova campagna quattro sono i casi di cadaveri di donne senza nome rinvenuti in Italia. Si parte dalla “donna con tatuaggi” di una pantera e di uno scorpione, ritrovata sul greto del fiume Po in località Boscone, nel comune di Carbonara di Po (Mantova), il 25 maggio 2008. Presumibilmente aveva tra i 20 e i 30 anni, di possibile origine est europea, il suo corpo era avvolto in tre sacchi di nylon neri. Indizi minimi e ricostruzione facciale per la “donna con l’orologio”, uno Swatch verde, il cui corpo è stato trovato in una zona boschiva di Asso, in provincia di Como, il 23 gennaio 2004. A Genova il 14 giugno 2001, tra i caruggi del centro storico a vico dei Fregoso, alle spalle di quella via del Campo resa famosa da Fabrizio De André, venne scoperta la “donna nella scatola di cartone”. Forse originaria del Sud America, tra i 30 e i 40 anni, con tre piercing in ogni lobo dell’orecchio. La donna aveva ingerito capsule contenenti cocaina e la sua morte è stata causata dalla rottura di una di queste. Infine, la “donna globetrotter”, di circa 50-60 anni, rinvenuta impiccata a un albero in un parco alla periferia di Prato, il 13 novembre 2007. Nella borsetta vicino al corpo una serie di oggetti particolari tra cui: una mappa di Vancouver in Canada e una dell’aeroporto di Copenaghen. Una copia della rivista ‘Scientific American’, un articolo sull’uso dei laser in dermatologia, una fotografia della famiglia reale danese e un etichetta per bagaglio della Scandinavian Airlines (SAS).

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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