USA: Biden nel discorso d’addio mette in guardia contro l’ascesa di un’oligarchia “pericolosa”. Ma i semi democratici “sono stati piantati e cresceranno”

Nel suo discorso di addio, il presidente uscente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha messo in guardia contro una “pericolosa” oligarchia che sta prendendo forma in America. Un’oligarchia “dotata di estrema ricchezza, potere e influenza, che minaccia realmente la nostra intera democrazia, i nostri diritti fondamentali e la nostra libertà fondamentali, la possibilità per tutti di andare avanti”. Nel mirino del presidente democratico la concentrazione del potere nelle mani di pochissime persone ultra-ricche e il determinarsi di un “complesso tecnologico-industriale” ultra-potente.

Disinformazione

Biden ha fatto gli auguri di buon lavoro alla nuova amministrazione di Donald Trump, ma ha avvertito che “gli americani sono sepolti da una valanga di disinformazione e di informazione sbagliata, che favorisce l’abuso di potere”. In particolare, i “social media stanno rinunciando al fact checking. La verità è soffocata da bugie raccontate per il potere e per il profitto. La stampa libera sta crollando, i pilastri stanno scomparendo”. Nel suo discorso di 15 minuti dalla scrivania dello Studio Ovale alla Casa Bianca, Biden ha sostenuto che dovrebbe essere introdotto un emendamento alla Costituzione che chiarisca come i presidenti non abbiano l’immunità per i crimini commessi durante la loro carica.

Risultati

Il presidente ha rivendicato con giusto orgoglio i risultati del suo mandato, a partire dall’accordo di cessate il fuoco e di rilascio degli ostaggi tra Israele e Hamas, costato lunghi mesi di complesse trattative diplomatiche. Ci sono poi i risultati economici sul fronte dell’occupazione, della spesa per le infrastrutture e dell’assistenza sanitaria. Senza dimenticare il successo nell’aver guidato il Paese fuori dalla pandemia e l’impegno sui cambiamenti climatici. “Forze potenti – ha rimarcato Biden – vogliono esercitare la loro influenza incontrollata per eliminare le misure che abbiamo adottato per affrontare la crisi climatica, al fine di servire i propri interessi di potere e profitto. Ci vorrà del tempo per sentire l’impatto completo di tutto ciò che abbiamo fatto insieme, ma i semi sono stati piantati e cresceranno e fioriranno per i decenni a venire”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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