Trump punta la Groenlandia, brividi a Copenaghen. Era il 1917 quando la corona danese dovette cedere agli USA un arcipelago nei Caraibi…

Le rivendicazioni di Donald Trump sulla Groenlandia preoccupano Copenaghen e dopo l’attacco statunitense al Venezuela crescono i timori. Gli Stati Uniti hanno già una presenza militare chiave nella grande isola ghiacciata situata tra l’oceano Atlantico e quello Artico. La Pituffik Space Base è la più settentrionale della U.S. Air Force, cruciale per la sorveglianza missilistica e spaziale nell’Artico, ma adesso Trump vuole l’intera isola.

Sicurezza

“Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale”, ha detto il tycoon parlando con rinnovata retorica a The Atlantic e ha calcato la mano, sostenendo che l’isola artica è “circondata da navi russe e cinesi”. La Groenlandia – storicamente territorio danese, oggi dotato di importante autonomia – è anche ricca di minerali, dal petrolio alle terre rare. La sua posizione controlla l’accesso alle rotte del Circolo Polare Artico, che diventeranno sempre più importanti con lo scioglimento dei ghiacci polari legato ai cambiamenti climatici. Riscaldamento che già nell’XI secolo favorì l’avventura dei drakkar vichinghi, che avviarono la colonizzazione della Groenlandia. Nelle saghe si racconta di Erik il Rosso e del vescovo Henricus, nominato nel 1112 presule di Groenlandia e Terranova da Papa Pasquale II, circa quattro secoli prima di Cristoforo Colombo.

Precedente

Il Regno di Danimarca-Norvegia rivendicò il territorio e quando l’unione tra le corone di Danimarca e Norvegia fu sciolta nel 1814, la colonia rimase sotto il controllo del monarca danese. Nel 1946 gli USA proposero 100 milioni di dollari per acquistare l’isola, offerta respinta. Anche Trump, fin dal suo primo mandato, ha offerto danaro per la Groenlandia, per passare poi con il ritorno alla Casa Bianca ad argomenti più crudi. Osservatori danesi hanno parlato di ‘guerra ibrida’ e il Servizio di sicurezza e intelligence danese (PET) ha messo sotto controllo interferenze e attività di infiltrazione. Esiste un precedente storico di prevalenza degli interessi statunitensi su quelli della Danimarca.

Indie occidentali

Alla vigilia dell’entrata in guerra nel primo conflitto mondiale, al centro Washington mise nel mirino le isole delle Indie occidentali danesi nel Mar dei Caraibi, considerate strategiche per la loro posizione di passaggio tra l’Europa e il Canale di Panama. Gli USA temevano che l’arcipelago potesse diventare una base avanzata degli U-Boot tedeschi, impegnati nella guerra sottomarina indiscriminata, che minacciava commercio e cittadini americani. Il 12 dicembre 1916 venne firmato il Trattato di cessione in cambio di 25 milioni di dollari oro (equivalenti a circa 614 milioni di dollari del 2024). Un referendum in Danimarca approvò il trattato, ratificato nel gennaio 1917 dal presidente statunitense, Woodrow Wilson. Il 31 marzo nel capoluogo dell’arcipelago Charlotte Amalie venne ammainata la bandiera danese. Dopo cinque giorni gli USA dichiararono guerra all’Impero tedesco e le ribattezzate Isole Vergini Americane divennero un’importante base della marina militare statunitense e un territorio ‘non incorporato’ degli Stati Uniti d’America.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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