USA: Minnesota, per fermare le proteste contro l’ICE Trump minaccia di invocare l’Insurrection Act e di schierare l’ esercito

Stato d’assedio, coprifuoco, occupazione militare? Donald Trump minaccia il pugno i ferro contro il Minnesota, lo Stato del Midwest settentrionale al centro delle proteste contro le operazioni anti-immigrazione eseguite con estrema durezza e intransigenza dall’ICE, l’agenzia federale per il controllo di immigrazione e frontiere. Il 7 gennaio una donna di 37 anni, Renee Good, è stata uccisa da colpi di arma da fuoco sparati da un agente dell’ICE.

Agitatori

Trump sul suo social Truth ha prospettato l’adozione dell’Insurrection Act, la legge federale del 1807 che autorizza il presidente degli Stati Uniti a schierare l’ esercito all’interno del paese a fronte di disordini civili. “Se i politici corrotti del Minnesota non rispettano la legge e non impediscono agli agitatori e agli insorti professionisti di attaccare i patrioti dell’ICE, che cercano solo di fare il loro lavoro – ha scritto il tycoon – istituirò l’Insurrection Act, come hanno fatto molti presidenti prima di me. Porrò rapidamente fine alla farsa che sta avvenendo in quello Stato un tempo grande”. L’ultima volta l’Insurrection Act venne adottato nel 1993 dal presidente George W. Bush per sedare le rivolte a Los Angeles, su richiesta di assistenza da parte delle autorità locali.

Deportazioni

Al contrario il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha ripetutamente detto di non volere alcun aiuto dal governo e il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha esortato l’ICE ad andarsene dalla sua città. Trump, nonostante i pareri difformi di vari governatori e anche della Corte Suprema, nel suo secondo mandato ha inviato truppe della Guardia Nazionale – come nel caso di Los Angeles, Washington DC, Chicago e Portland – per far rispettare le sue scelte politiche anti-immigrazione, attuate con veri e propri tentativi di deportazione di massa. Negli ultimi decenni il Minnesota è diventato sempre più multiculturale per l’immigrazione dall’America Latina, dall’Asia, dal Corno d’Africa e dal Medio Oriente. Lo Stato ha la più grande popolazione di somalo-americani del paese e la seconda più grande comunità Hmong, il gruppo etnico originario della Cina e poi disperso nelle regioni montuose del sud-est asiatico (Vietnam, Laos, Thailandia, Myanmar). Il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, ha denunciato la “terribile minaccia di escalation da parte del governo federale. Prima di essere democratici o repubblicani, siamo cittadini del Minnesota. Se mai c’è stato un momento per fare ciò che è giusto per il nostro Stato, il nostro paese e la nostra democrazia, è adesso”.

Operation Metro Surge

Ma il vice capo di gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller, ha dichiarato che il Partito Democratico è “impegnato a fomentare un’insurrezione violenta per trattenere milioni di criminali stranieri sul nostro territorio”. E la portavoce presidenziale, Karoline Leavitt, ha definito Renee Good una “insurrezionalista di sinistra, che ostacolava intenzionalmente e illegalmente le operazioni delle forze dell’ordine”. La giudice distrettuale del Minnesota, Kate Menendez, intende pronunciarsi entro venerdì sulla possibilità di limitare l’uso della forza da parte dell’ICE. L’Agenzia federale ha dato vita dal dicembre scorso a Minneapolis e St. Paul, le cosiddette Twin Cities, alla “Operation Metro Surge” incentrata sull’arresto e l’espulsione degli immigrati clandestini, definita “la più grande operazione di controllo dell’immigrazione mai condotta”. Il governatore Walz su X ha scritto ai suoi cittadini: “So che siete arrabbiati. Io sono arrabbiato. Ciò che Donald Trump vuole è la violenza nelle strade. Ma il Minnesota rimarrà un’isola di decenza, giustizia, comunità e pace. Non dategli quello che vuole”.

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Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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