Nuovi protocolli terapeutici e nuova speranza nella lotta al tumore al fegato. Il punto della situazione verrà fatto al 54esimo congresso nazionale AISF (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato), che si terrà a Roma il 24 e 25 marzo. L’epatocarcinoma è una delle patologie tumorali con il più alto livello di mortalità nel mondo. Provoca 800 mila decessi l’anno. E le stime prevedono entro il 2030 addirittura un aumento a oltre 1 milione.
Terapie
Il dottor Mario Masarone, del Comitato Scientifico AISF, segnala: “Con i nuovi farmaci antiproliferativi e le terapie biologiche come le immunoterapie, spesso in combinazione, la prospettiva di trattare i pazienti con più opzioni terapeutiche permette di allungare significativamente la loro sopravvivenza”. Lo scenario della ricerca e della terapia di questa neoplasia si sta innovando in maniera repentina e continua. Questo significa che per i pazienti si aprono nuove possibilità. Negli ultimi anni gli stili di vita hanno determinato un cambiamento anche nell’identikit del paziente. Oltre che nei pazienti colpiti da cirrosi epatica, rileva Masarone, l’epatocarcinoma compare con frequenza in pazienti affetti da “Metabolic associated fatty liver disease (MAFLD)”, l’eccessivo accumulo di lipidi all’interno del fegato, “e in particolare dalla sua forma progressiva, la steatoepatite non alcolica, NASH (Non alcoholic steato hepatitis)”.
Svolta
Fortunatamente nelle terapie, dopo tanta staticità, stanno emergendo importanti novità. “Nell’ultimo decennio, in alternativa a chirurgia e trapianto, vi era un unico farmaco – sottolinea Mario Masarone –. Ora c’è una prospettiva di multipli trattamenti, che permette di raggiungere significativi tempi di sopravvivenza”. Il dottor Giuseppe Cabibbo, del Comitato Scientifico AISF, evidenzia: “La cura dell’epatocarcinoma si trova oggi a un punto di svolta”. Al congresso AISF punto di partenza delle riflessioni sarà il “Position Paper” sulle terapie sistemiche prodotto dal Comitato Scientifico AISF e pubblicato a febbraio 2022 sulla rivista “Digestive and Liver Disease”. Centrale, sottolinea Cabibbo, “il ruolo dell’epatologo. Dalla diagnosi, agli stadi precoci e fino a quelli avanzati. Con una funzione di ‘regista’”, sia per i trattamenti chirurgici sia per quelli farmacologici.
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