Brusca
(foto it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Brusca#/media/File:Giovanni_Brusca_arresto_1996.jpg)

«Ho ucciso Giovanni Falcone. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento». Questo l’auto-identikit di Giovanni Brusca tratto dal libro “Ho ucciso Giovanni Falcone”, di Saverio Lodato. Brusca ha lasciato il carcere, dopo 25 anni di reclusione, per fine pena. Nel lungo tragico elenco di vittime Brusca ricorda ancora: “«Avevo già adoperato l’auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato».

Il “porco”

Brusca, 64 anni, soprannominato tra gli stessi mafiosi “u verru” (il porco), è stato uno dei boss della mafia ultra feroce dei Corleonesi, la fazione nata negli anni Settanta e a lungo capeggiata da Totò Riina. Capo del mandamento di San Giuseppe Jato, Brusca fu il killer che materialmente schiacciò il tasto del radiocomando che a Capaci fece esplodere il tritolo posto sotto l’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, mentre transitava la Croma del giudice Falcone.

Rebibbia

A 29 anni dal terribile scoppio che falciò anche la moglie del magistrato, Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta (Montinaro, Dicillo e Schifani), Brusca è stato scarcerato. Era detenuto a Rebibbia. Venne arrestato nel maggio 1996 con un blitz a cui parteciparono più di 400 uomini e 40 mezzi speciali della Polizia. Brusca e il fratello vennero scortati in manette alla Questura di Palermo. Circondati da agenti con il passamontagna nero, tra il suono dei clacson e gli applausi e le grida di gioia per il successo dell’operazione. A circa un mese dall’arresto, iniziò a rendere dichiarazioni ai magistrati. Il suo pentimento portò alla condanna di decine di mafiosi in diversi procedimenti penali. In ragione della collaborazione, Brusca ha ottenuto importanti sconti di pena.

Sorella

Dopo la scarcerazione rimarrà in libertà vigilata per altri 4 anni e vivrà sotto protezione. Maria Falcone, sorella del giudice antimafia, commenta l’avvenuta scarcerazione: “Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge. Una legge che peraltro ha voluto mio fratello. Mi auguro solo che si vigili con estrema attenzione per scongiurare il pericolo che torni a delinquere”. Dubbi, ricorda, sono emersi “sulla completezza delle sue rivelazioni. Soprattutto sul suo patrimonio, probabilmente non tutto confiscato. Sarebbe un insulto se tornasse a godere di ricchezze sporche di sangue”.