coglione
(foto Giuseppe Favia-Flickr + governo.it da it.wikipedia.org)

“Sono il garante e non sono un coglione”. Beppe Grillo non lascia la presa sulla sua creatura, il Movimento 5stelle. Certamente Giuseppe Conte potrà fare – a questo punto se ancora lo vorrà – il capo politico. L’uomo immagine, quello tutto cravatte e pochette, ma a tenere le redini sarà sempre e soltanto lui. In passato, Grillo ha ricordato di aver avuto diversità di vedute anche con l’altro co-fondatore, Gianroberto Casaleggio. “Io ero un pochino di sinistra e Gianroberto un pochino di destra. Non eravamo d’accordo su tutto”.

Style

Quindi, le differenze con l'”avvocato degli italiani” ci possono pure stare. Di sicuro però la rifondazione del Movimento avrà l’impronta del Grillo style. Tema centrale il nuovo statuto e quindi i poteri nel futuro Movimento. Niente 5stelle prêt-à-porter per Conte. Niente chiavi in mano. Davanti ai parlamentari Grillo non usa mezzi termini: “Questo è il momento di Conte, ma lui “ha bisogno di me. Non io di lui”. “Deve studiare e imparare cos’è il Movimento. Deve assimilare le nostre cose. È un’ottima persona, un uomo di cultura, ma il visionario sono io”. Insomma, riassumendo con una battuta praticamente cabarettistica: “Sono il garante, non sono coglione”.

Giallo e rosso

Il lavoro di cesello su statuto e codice etico va avanti. Ci vorrà ancora un numero imprecisato di giorni: “Mando le mie osservazioni in giallo e lui mi risponde in rosso – dice l’attore genovese -. Poi io in verde e lui in nero”. Niente mano libera, in ogni caso, sulla comunicazione a Rocco Casalino. “Si deve rapportare anche con il garante, non solo con il capo politico. È una vita che faccio comunicazione”. Altro punto caldo il limite dei due mandati. Qui Grillo ha una trovata salomonica: “Io sono per i due e ci farei anche una legge. Ma lo sottoporremo al voto degli iscritti”.

Sangue

Il fondatore ha presentato il nuovo simbolo. Graficamente ripropone quello storico, ma in basso scompare il riferimento al casaleggiano “Blog delle stelle” e appare come prospettiva l’indicazione dell’anno “2050”. Il garante ha dato le pagelle ai ministri pentastellati al lavoro con Draghi. Voto basso e battuta tranchant per quello della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. “Se continua così, è un bagno di sangue”. Lode, invece, per Luigi Di Maio. Beppe lo gratifica: “Sei uno dei ministri degli Esteri più bravi della storia”.