Brasile, Lula torna in campo. Il leader progressista lancia la sfida all’estremista di destra Bolsonaro

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Lula
(foto Ricardo Stuckert da account FB Lula)

Lula è tornato. Luiz Inacio Lula da Silva, 76 anni, presidente del Brasile dal 2003 al 2010, vuole disarcionare il leader dell’estrema destra, Jair Bolsonaro. In una grande manifestazione a San Paolo, con uno slogan sessantottino ha detto di voler “rimandare il fascismo nelle fogne della storia”. Un lancio in grande stile della campagna elettorale per le presidenziali del prossimo ottobre. Lula si impegna a riunire nella difesa della democrazia “i democratici di tutte le posizioni politiche, classi sociali, etnie e credenze religiose”.

Sindacalista

Sindacalista, leader del PT (Partito dei Lavoratori), negli anni della presidenza migliorare significativamente il tenore di vita di milioni di brasiliani poveri. Con il programma Fome Zero (“Fame Zero”) fece diminuire del 46% la malnutrizione infantile. Il PAM, Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, gli conferì il titolo di “campione del mondo nella lotta contro la fame”. Condannato in un discusso processo per corruzione, orientato dai suoi avversari politici, è stato anche in carcere. Più che un processo fu una cospirazione. L’Ufficio dell’Alto Commissario dell’ONU per i diritti umani ha certificato che l’accusa violò i diritti legali di Lula. Il 7 marzo 2021 Lula è stato prosciolto da ogni accusa dal Tribunale Supremo Federale del Brasile.

Armonia

Di fronte a una folla di sostenitori, Lula si è impegnato a “costruire un percorso alternativo” rispetto “all’incompetenza e all’autoritarismo che ci governano”. Lula ha scelto l’ex governatore centrista di San Paolo, Geraldo Alckmin, come suo compagno nella corsa elettorale per la carica di vicepresidente. “Siamo pronti – ha detto Lula – a lavorare non solo per vincere le elezioni del 2 ottobre, ma anche per ricostruire e trasformare il Brasile. Dobbiamo tornare un Paese dove nessuno osi mai più sfidare la democrazia. Vinceremo questa lotta per la democrazia, distribuendo sorrisi. Distribuendo affetto. Distribuendo amore e creando armonia”.

Stop povertà

Quando lasciò l’incarico nel 2011 il suo indice di gradimento era dell’87%, dopo che 30 milioni di brasiliani erano usciti dalla povertà. “Dimostreremo – ha rimarcato Lula – che il Brasile può tornare a essere un paese che cresce, che crea occupazione. Tutto quello che avevamo fatto e che il popolo brasiliano aveva conquistato è stato distrutto dall’attuale governo. Il Brasile è tornato alla carestia. È terribile, ma non ci arrendiamo. Si tratta di difendere il diritto a un’alimentazione di qualità, a un buon lavoro, a un salario equo, all’accesso alla sanità e all’istruzione. E anche di difendere le nostre le nostre foreste, i nostri fiumi, i nostri mari, la nostra biodiversità. Di garantire innanzitutto la sovranità del popolo brasiliano e i diritti di una democrazia piena”.

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