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martedì, 9 Agosto 2022

All’Italia il ’22 non porta bene. Si va a elezioni. Per non tornare indietro di cento anni, fermiamoli

Una cosa è certa: siamo passati dal ‘Secolo breve’ al nuovo Millennio, ma il ’22 non porta fortuna all’Italia. A cento anni di distanza la democrazia italiana torna a essere a rischio. Le previsioni dei sondaggisti (fatto salvo il detto “l’urna è puttana!”) assegnano già la vittoria all’accozzaglia sovran-populista, nera, anti-Europa e filo Putin o al massimo Orban, che ha tirato le fila della crisi del governo Draghi.

Fantasia

Utili idioti i pentastellati guidati dall’avvocato del popolo, esperti forse nell’aprire lattine di tonno, ma dilettanti allo sbaraglio in politica. Come Topolino in “Fantasia”, hanno provato da apprendisti stregoni a trovare la formula magica per esorcizzare il termovalorizzatore a Roma, ma sono finiti inceneriti. Ormai sono dei reietti e difficilmente qualcuno vorrà avere a che fare con loro. Ahimè, però, la storia a volte rischia di non insegna nulla. E così i sondaggi danno gli italiani pronti, dopo aver subito in questi anni le malefatte di grillini e leghisti, a sprofondare nel baratro della possibile perdita anche della libertà.

Barlume

L’unico barlume di speranza è che il 2017 abbia insegnato qualcosa. Occorre riflettere e riflettere bene prima di mandare al potere chi è già pronto a mettersi sotto i tacchi la democrazia e la Costituzione. Il sorrisetto malandrino del direttore del quotidiano filo-contiano rischia di essere sostituito dagli “alalà” degli ultimi eredi della tragica fiamma missina. Tassisti, balneari, evasori fiscali, assaltatori dei liberi sindacati… Abbiamo visto quali saranno i soggetti a dare la linea e speriamo che gli stadi continuino a riempirsi soltanto di tifosi.

Resistenza

Fortunatamente la resistenza della ragione e dell’ancoraggio all’Europa e all’atlantismo può ancora battersi per non mandare alle ortiche nella prossima legislatura il lavoro impostato da Draghi. Il segretario del Pd, Enrico Letta, parla di una crisi “folle. Far cadere il governo Draghi significa essere contro l’Italia e gli italiani”. Alle elezioni “gli italiani sceglieranno tra chi ha voluto affossare questa esperienza di governo e chi ha cercato genuinamente, al di là dei propri interessi di parte, di portarla avanti. Le chiacchiere dell’estrema destra e dei grillini stanno a zero. “Penso – dice Letta – ai soldi del Pnrr, ai 19 miliardi che sarebbero dovuti arrivare e non arriveranno per via di questa crisi di governo. Alle riforme che stavano per essere approvate e che non verranno approvate. Oggi è un giorno triste e drammatico per l’Italia”. Il Pd farà di tutto “affinché la conseguenze siano meno drammatiche possibile”, ma “fuori da un governo forte e solido come era questo, temo che avremo una condizione molto complicata”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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