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lunedì, 28 Novembre 2022

Iran in rivolta. La repressione degli ayatollah si fa sanguinaria. In piazza per ricordare Mahsa Amini e le altre vittime

È di fatto rivolta quella in corso in Iran, innescata dall’uccisione della giovane Mahsa Amini per non aver indossato correttamente il velo islamico. Le manifestazioni in occasione dei 40 giorni dalla morte della 22enne ragazza curda, massacrata dalla polizia religiosa del regime degli ayatollah, hanno portato migliaia di persone in piazza, non soltanto nel Kurdistan.

Nika

Le forze della repressione hanno risposto con crudele violenza, attaccando anche le persone radunatesi nella città di Khorramabad per piangere la morte di un’altra giovane donna, Nika Shakarami. La 16enne è stata ritrovata uccisa a Teheran, dopo essere apparsa in un video in cui bruciava il velo durante una protesta. Il movimento, nonostante la ferocia del regime islamico, non indietreggia. Donne, giovani e uomini si ritrovano in piazza ogni giorno e in ogni angolo del Paese. Lotta contro le rigide regole che condannano all’apartheid la popolazione femminile, ma che si innesta su una situazione economica sull’orlo del collasso.

Nucleare

Le sanzioni internazionali seguite alla volontà di Teheran di dotarsi di materiale adatto alla costruzione dell’atomica hanno messo in ginocchio l’economia. Inflazione alle stelle, valuta quasi carta straccia, mancanza di lavoro e standard di vita in picchiata creano malcontento. Secondo testimonianze raccolte dalla BBC, le marce degli ultimi giorni sono state le più grandi dall’inizio delle proteste. In gran parte sono guidate da donne e studentesse, che chiedono con forza e coraggio un cambiamento politico.

“Donna, vita, libertà”

La polizia avrebbe sparato sui manifestanti a Saqqez, la città natale di Mahsa Amini. La folla lanciava slogan come: “Donna, vita, libertà” e “morte al dittatore”, il sanguinario Ali Khamenei, che si definisce la ‘guida suprema’. I media occidentali non sono autorizzati a informare dall’Iran, ma si fanno cassa di risonanza di notizie, fotografie e filmati diffusi attraverso i social media, quando sfuggono alla censura. Ci sono notizie non confermate di uno sciopero in una raffineria di Teheran. E gli studenti hanno protestato in diverse università in tutto l’Iran. Pesantissimo il bilancio di vite umane in queste settimane di manifestazioni dalla morte di Amini il 16 settembre. Si parla di un numero tra le 150 e le 250 vittime della repressione.

Mirino

Iran Human Rights, con sede in Norvegia, afferma che almeno 234 manifestanti, inclusi 29 bambini, sono stati uccisi finora dalle forze di sicurezza. “L’unico linguaggio che il regime adotta con coloro che protestano è la violenza”, ha detto all’emittente tedesca DW l’attivista per i diritti umani, Shadi Sadr. Nel mirino le donne e molte giovanissime, ma anche avvocati, intellettuali, scrittori, artisti, sindacalisti e difensori dei diritti umani. “La società è davvero molto arrabbiata. Ne abbiamo abbastanza”, ha detto una giovane donna contattata da BBC Persian. “Sono stanca di essere un cittadino di serie B, perché sono una donna. E gli uomini sono stanchi delle intimidazioni del regime. Questa è la prima volta nella storia del nostro Paese che ci uniamo per un obiettivo”.

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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