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venerdì, 9 Dicembre 2022

Conte vuole fare l’asso pigliatutto a sinistra, senza essere di sinistra. Il paradosso dello sconfitto diventato ‘vincente’, che vorrebbe sottomettere il Pd

Giuseppe Conte vuole fare l’asso pigliatutto. L'”avvocato del popolo” si è autoconvinto di essere l’unico di sinistra in Italia e si è messo in testa di spadroneggiare, mettendo il Pd alle corde. In realtà, alla di là del bacio dell’anello giunto da qualche antagonista storico dei dem, il fatto che M5s sia di sinistra resta ancora da dimostrare.

Dovere

Massimo rispetto per Conte premier giallorosso, quando dovette affrontare senza rete la pandemia e conquistare gli impegni da parte dell’Europa. Ma il neo- peronismo di cui si è fatto portabandiera da quando è leader dei pentastellati, fa il paio soltanto con le tragiche scelte di quando era a capo del governo gialloverde con Salvini. Demagogia, masaniellismo, estremismo a chiacchiere. Storicamente non hanno nulla di sinistra. Il buon Lenin bollava tutto ciò come “malattia infantile”. Quell’infantilismo un po’ sguaiato, perdonato nel nome di una pseudo comicità, che apparteneva al fondatore del Movimento.

Sconfitto

Qualche voto incassato il 25 settembre tra incazzati e stramiciati, in un quadro che ha visto i pentastellati uscire comunque dimezzati dalle urne (cioè sconfitti), ha indotto a montarsi la testa. A farne le spese dovrebbe essere il partito ‘perbenino’, ammodo, beneducato additato alle folle come l’unico sconfitto. Cosa peraltro non vera in percentuale e assai ridotta, rispetto proprio ai 5stelle, in termini di voti assoluti. Ma tant’è. L’Italia è fatta così, si bullizza sempre il bimbo con gli occhiali, quello apparentemente più mingherlino.

Marchese

Capita così che lo sconfitto diventi vincente, perché in qualche modo ha salvato la ghirba. Ma che ora pretenda di fare l’ammazzasette, non si sa se sia uno scherzo o un brutto sogno. Conte ha aperto le porte alla destra, facendo cadere il governo Draghi sull’inceneritore a Roma. Ora nella scelta del candidato alla presidenza della Regione Lazio vorrebbe far passare il Pd sotto le forche caudine del “no” a quell’impianto indispensabile alla capitale per non essere sommersa dai rifiuti. Una strafottenza da marchese del Grillo, destinata soltanto a lasciare i cittadini di nuovo alla mercé della destra rampante. Di sinistra, marchese? Ma ci faccia il piacere, caro conte…

Alessandro Cavaglià
Alessandro Cavaglià
Giornalista parlamentare, classe 1956. Già vice caporedattore AGI, responsabile pro tempore delle redazioni Politico-parlamentare, Interni-Cronaca e della Rete speciale per Medio Oriente e Africa. Ha lavorato ad AdnKronos e collaborato con La Stampa e Il Mondo. Laureato in Lettere-Storia moderna all'Università La Sapienza di Roma

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